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    Pdci: “No alla centrale a carbone di Saline”

    Dal segretario provinciale del Pdci, Enzo Infantino, riceviamo e pubblichiamo

    Ci risiamo: ancora una volta siamo costretti ad assistere ad un brutto film peraltro già visto.
    La denuncia nei giorni scorsi di Legambiente che ci sarebbe una società svizzera che ha acquistato dalla Sipi l’impianto dell’ex liquichimica di Saline Joniche per realizzare in seguito una centrale a carbone di 1200 mw, simile a quella già in funzione a Civitavecchia, ci fa rivivere un incubo del passato quando negli anni ottanta l’ENEL voleva impiantare una megacentrale a carbone di 2640 mw nell’area portuale di Gioia Tauro.
    Per fortuna quel brutto film ha avuto un esito positivo perché c’è stata una sollevazione popolare guidata dalle forze ambientaliste, dai Comunisti Italiani, in testa Mommo Tripodi, dagli studenti della Piana di Gioia Tauro, dalle forze sociali, che rivendicavano uno sviluppo sostenibile in quell'area. È a tutti noto che grazie a quella lotta di popolo, che non fu solo un no secco alla centrale ma che seppe fornire proposte alternative, sorge oggi, ed è in piena funzione con prospettive di sviluppo concrete, il più grande porto terminal container del mediterraneo.
    Sono passati oltre venti anni da quella che è stata una battaglia decisiva per determinare uno sviluppo alternativo per la Calabria e sembra che i proponenti di questo nuovo progetto per Saline non siano a conoscenza del fatto che quella lotta scaturì, e per sempre, nelle coscienze dei calabresi un rifiuto netto a qualsivoglia centrale che determini inquinamento e dunque nocivo alla salute dei cittadini.
    Inoltre, ricordiamo a chi scelleratamente vuole costruire la centrale a carbone che nella scorsa legislatura su proposta di Michelangelo Tripodi il Consiglio Regionale ha approvato un disegno di legge con il quale si è istituita l’oasi naturale protetta del pantano di saline.
    Quella proposta che ora è legge regionale è assolutamente incompatibile con la malsana idea di costruire una centrale a carbone.
    È bene che lo sappiamo i proponenti del progetto e tutti coloro i quali pensano di spalleggiare la costruzione della centrale, che troveranno una fiera opposizione anche da parte dei Comunisti Italiani.
    Abbiamo maturato un’esperienza nella lotta contro la centrale di Gioia Tauro tale da consentirci di fare una battaglia durissima anche di lunga durata.
    Già prevediamo le uscite di qualcuno che verrà a spiegarci quanto le nuove tecnologie consentiranno di abbattere al massimo le sostanze nocive che si libereranno nell’area. Verranno in Calabria esperti che ci diranno quanto utile possa essere un impianto a carbone per lo sviluppo. Siamo allenati a tutto ciò e per questo sapremo, assieme alle forze ambientaliste così come avvenne per Gioia Tauro, spiegare alla popolazione quanto dannosa e mortale possa essere una centrale a carbone per l’area di Saline Joniche e per l’intera Provincia di Reggio Calabria.
    Siamo sicuri come d’altronde fece all’epoca della centrale a Carbone di Gioia Tauro che il Presidente della Giunta Regionale, Loiero prenda una posizione contro l’idea di questa società Svizzera di costruire una centrale a Saline.
    La Provincia di Reggio Calabria non può sopportare, come sta avvenendo a Gioia Tauro con il tentativo di raddoppiare il termodistruttore, di diventare una bomba ecologia dove si concentrano impianti altamente inquinanti. Serve invece una nuova politica per lo sviluppo della nostra terra che tenga conto delle risorse naturali esistenti così come ci sono a Saline Joniche.