• Home / CITTA / Eraclini: “Sulla vicenda-rom equivoco strisciante”

    Eraclini: “Sulla vicenda-rom equivoco strisciante”

    A proposito della vicenda-rom dal Presidente della VI circoscrizione, Giuseppe Eraclini riceviamo e pubblichiamo 

    I ripetuti interventi del presidente dell'Opera Nomadi, volti di fatto ad impedire la fine dello sfascio e del degrado delle famiglie ancora allocate nella Caserma "208", e a procrastinare all'infinito con speciose argomentazioni la loro necessaria e urgente dislocazione, mostrano aspetti equivoci e contraddittori, se non inquietanti. La sua pervicacia, alla lunga, sembrerebbe occultare qualche grave problema "privato", ragion per cui l'Opera Nomadi "deve" intervenire ad oltranza anche contro ogni logica.
    La prima osservazione da fare è che, di fronte alla coerente e pressante azione dell'amm.ne comunale e del sindaco Scopelliti, se si integrano i nomadi, l'Opera non ha più ragione di esistere, coordinare o indirizzare provvidenze pubbliche e private di vario tipo.
    Va detto altresì che, oggettivamente, se ancora esistono insediamenti "storici", che vivono indisturbati nella nostra città da oltre 40 anni, allora a Reggio non esistono più "nomadi". Va detto ancora che bisogna smetterla di parlare di "emergenza" per un problema incrostato che può e deve essere risolto per le vie normali, e cioè con gli sgomberi programmati da tempo, che intendono trasformare chi appartiene a una minoranza diseredata in un cittadino a tutti gli effetti.
    Se l'intento dell'Opera Nomadi fosse veramente di conservare e tutelare il patrimonio culturale ed etnico di una comunità che ha sue specificità, non si capisce perché si oppone al fatto che questa comunità vada a vivere in altri quartieri del comune, quali che siano.
    Ogni giorno vengono alla sede della Circoscrizione di Sbarre centinaia di giovani o anziani in cerca di una casa, tenendo in mano le graduatorie comunali di assegnazione di alloggi, rispetto alle quali per l'ennesima volta dovrebbero essere scavalcati; e ci sono anche quelli che non si possono sposare senza una casa, o che per averla pagano da anni onerosi mutui strangolati dalle banche.
    Io ritengo che la collettività non deve accondiscendere al ricatto di una minoranza che da anni è purtroppo rappresentata da un ventriloquo come il presidente dell'Opera Nomadi. Una minoranza che non prende mai la parola se non per interposta persona, e che, ritengo, la casa vorrebbe averla al più presto, dove che sia: bene ha fatto il sindaco a dire che per risolvere il problema non può certo reperire degli attici sul corso Garibaldi. Bene ha fatto a dare la scadenza assoluta di venerdì 3 agosto per avere nuove proposte paticabili, che, a mio avviso, non potranno venire. Dopo di che, la delocalizzazione deve avere luogo senza rinvii o tentennamenti, per avere rispetto dei 25.000 abitanti di Sbarre che hanno dato consenso e fiducia a questa presidenza proprio sull'attuazione di questo punto qualificante.
    Intanto inviterei l'Opera Nomadi non solo ad assumersi (a suo dire) la rappresentanza delle nuove famiglie "residenti" al 208, che di giorno si sgomberano e di notte si moltiplicano magicamente per nuove, interminabili assegnazioni di alloggi, a far sì che cessi il grottesco accumulo di rifiuti altamente inquinanti che vorrebbero fungere da improbabili barricate: sarebbe bene che della questione si occupasse con urgenza il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri.
    Che poi L'Opera chieda alla collettività di mettere in sicurezza le travi demolite dopo gli sgomberi e che ricostruisca coi soldi pubblici le fognature che vanno interamente ristrutturate con un piano organico di riqualificazione dell'area, diventa francamente intollerabile: se l'Opera Nomadi si fa paladina della permanente e rinnovata occupazione abusiva di suolo pubblico per poi obbligare le autorità a rispondere con nuovi reperimenti di alloggi, allora bisogna dire (e tutti i cittadini di Sbarre lo dicono) che è ora di smetterla e che andrebbe interessata la Procura della Repubblica.
    Saremo inflessibilmente vigili affinché la soluzione definitiva del problema "208" sia portata a termine e per garantire a Sbarre e alla città la ricostituzione di uno spazio di vivibilità e convivenza civile.
    Giuseppe Eraclini