• Home / CITTA / Centro studi sicurezza su omicidio Rende

    Centro studi sicurezza su omicidio Rende

    Dal centro studi sicurezza riceviamo e pubblichiamo  

    Dopo il sanguinoso conflitto a fuoco finito in tragedia per il collega Renda, vi è stato un inaspettato tam-tam mediatico fatto di  comunicati stampa, articoli di giornale telegiornali come non succedeva da tempo nei confronti della categoria. Quello che forse si è dimenticato è che è morto un uomo, un collega, in circostanze estreme come tutte le guardie giurate potrebbero vivere in qualunque momento; Rende, purtroppo, quel momento lo ha vissuto due giorni fa.  
    Fa piacere, nel dolore, finalmente vedere tanto interesse per la categoria, lo stesso interesse che vorremmo avvenisse anche in Parlamento per ripagare le svariate volte che il Governo ha bocciato la riforma del settore che sicuramente non avrebbe permesso a quel furgone blindato di viaggiare con solo 2 membri a bordo invece di 3. Fa ancora più piacere vedere lo slancio di comunicati stampa dei vari sindacati di categoria che si offrono ai media con variegati pareri più o meno opinabili, dimenticando che i morti negli ultimi 10 anni sono 43 e non 36. La cosa che più indigna la categoria, visto il loro presenzialismo a mezzi stampa, è il loro totale assenteismo sul campo. Dove sono i sindacati quando vi sono turni irregolari? Per quale motivo fanno operare colleghi in servizi senza le più semplici norme igienico-sanitarie? Dove sono quando alcuni colleghi vengono assoldati nonostante non siano ancora in possesso di decreto? 800€ al mese è uno stipendio per cui vale la pena morire? Consiglierei loro di concentrarsi maggiormente in una sola battaglia che non è sicuramente quella mediatica, fatta di opinioni, per dedicarsi maggiormente allo scopo primario del sindacato. La tutela del lavoratore, evitando così tragedia come quella di Reggio Calabria.

     E' questo che fa male, che fa dolore che ci fa morire dentro seppur in vita. La consapevolezza di non essere tutelati istituzionalmente e a livello sindacale. Serve una seria presa di posizione forte affinché certi personaggi la smettano di pensare ai propri interessi monetari e pensino realmente per il bene della categoria. Glielo chiedono le 52.000 guardia particolari giurate che ogni giorno indossano il giubbotto anti proiettili, e sperano che quello non sia per l'oro l'ultimo.

    E’ quanto afferma Alessandro Marmello il presidente dell’associazione Centro Studi Sicurezza per la tutela dei diritti della guardie giurate.