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    Viola, amare riflessioni

    In merito alla scomparsa della Viola riceviamo e pubblichiamo 

    Per soli duecentomila euro la Viola Basket scompare dalla scena cestistica nazionale. Questo sembra ad oggi l’unico dato di fatto. Su chi invece avrebbe dovuto stanziare questa somma, non eccessiva per una società di basket di serie A, in questi giorni si alternano interventi di varie matrici, sportive e politiche.
    Commentando in famiglia le vicende che stanno portando alla scomparsa del basket professionistico a Reggio Calabria, ci si chiedeva se è mai possibile che per duecentomila euro, con tutti gli sprechi di denaro che ci sono, si possa lasciare morire la Viola Basket, che ha accompagnato l’infanzia di almeno un terzo dei giovani reggini e portato il basket ad essere a Reggio lo sport più popolare, in alcuni momenti più del calcio.
    Ma c’è una domanda che nasce spontanea: dov’era la società Nuovo Basket Viola? Siamo sicuri che qualche anno fa questa società sia nata? O è nata morta? Perchè l’impressione è che di anno in anno le promesse di capitalizzazioni, di interventi di ipotetici nuovi soci, l’arrivo di cordate di imprenditori siano state solo fumo negli occhi nei confronti di quei tifosi che speravano in soluzioni alla vicenda ma pian piano si convincevano che c’era del marcio e dell’ipocrisia dietro gli annunci e immediate smentite di interessi imprenditoriali sulla Viola.
    Leggo in questi giorni dell’impegno del Comune di Reggio Calabria per la Viola, a differenza delle altre istituzioni calabresi. Fermo restando che sono assolutamente contrario all’assitenzialismo protratto per anni nei confronti dello sport, mi chiedo se il sindaco Scopelliti non avrebbe potuto trovare duecentomila euro per salvare quella squadra che dice di amare tanto o se il dirigente Santoro non avrebbe potuto adoperarsi in questi anni per dare un futuro alla società che lo paga, anziché aspettare sempre alla fine dell’anno per piangere miseria e fare campagna elettorale all’amico sindaco.
    Ho pianto per la Viola, sia per le retrocessioni per differenza canestri o per le eliminazioni ingiuste su canestri annullati, sia per le vittorie prestigiose e per quel Botteghelle strapieno nelle mitiche sfide contro Milano o Treviso. Ma il Nuovo Basket Viola non è la mia Viola, quella pura e operaia dei Bianchi, dei Campanaro, di Kim Hughes, quella di tifosi come Massimo che hanno lasciato un ricordo che sopravvivrà anche alla debacle societaria, il Nuovo Basket Viola ha solo rallentato un’agonia che ha illuso per qualche anno i tifosi, chiedendo sempre soldi e strumentalizzando la passione dei reggini per il basket.
    Nonostante tutto sono fiducioso per il futuro del basket a Reggio Calabria. Mi auguro che si riparta dalla serie B, ma anche se si dovesse iniziare dalle serie minori, è meglio una società sana e un’attesa di dieci anni che un rientro a breve con gli stessi problemi che hanno portato alla fine ingloriosa di quaranta anni di storia.
    Alle istituzioni chiedo solo di valutare con attenzione i sussidi da dare allo sport, di non buttare denaro pubblico in favore di privati senza scrupoli, ma di sostenere quelle iniziative serie che forse non daranno un’immediata visibilità nazionale ma che aiuteranno migliaia di ragazzini a vivere lo sport come una vera scuola di vita. Chi ama veramente la Viola saprà dire no a sostegni alle scalate senza scrupoli, supportando iniziative lungimiranti e concrete.

    Domenico Paino