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    “Why not”: tribunale riesame sconfessa De Magistris per quattro sequestri

    Il Tribunale del riesame di Catanzaro ha giudicato negativamente l'operato del pm Luigi De Magistris, relativamente al sequestro di materiale effettuato nell'ambito dell'inchiesta "Why not". "Il pm ha omesso di descrivere compiutamente le condotte delittuose imputabili agli indagati, parlando genericamente di corruzione, associazione a delinquere ed altro, e limitandosi ad indicare esclusivamente le norme di legge che considerava violate". E' questo il riassunto delle motivazioni addotte dal Riesame, per motivare il dissequestro degli atti portati via dagli uffici e dalle abitazioni di quattro indagati dell'inchiesta "Why not". Si tratta di Salvatore Domenico Galati (componente dello staff del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli), Salvatore Rotundo, Franco Bonferroni (parlamentare di Reggio Emilia, consigliere di Finmeccanica) e Brunella Bruno (capitano della Guardia di finanza in servizio al Cesis), i cui legali il 9 luglio scorso hanno chiesto il dissequestro di tutto il materiale al Tribunale del Riesame. E il Tribunale (presieduto dal giudice Pietro Scuteri), a distanza di poche ore, aveva dato loro ragione, accogliendo i ricorsi ed annullando i sequestri. Questa mattina sono state depositate le motivazioni di quella decisione. I magistrati non entrano nel merito delle ipotesi accusatorie formulate dal pm Luigi De Magistris, ma si limitano a giudicare il suo operato, evidenziando come "il sequestro per fini di prova non puo' strumentalmente trasformarsi in mezzo di acquisizione della notizia criminis, atteggiandosi solo a strumento di ricerca ed assicurazione probatoria". Secondo il collegio "gli elementi offerti dall'accusa non sono sufficienti a ritenere configurabile il fumus commissi delicti degli stessi". Ne' e' pensabile – aggiungono ancora i giudici – che il Riesame debba determinare "l'oggettiva e materiale estrinsecazione fattuale del comportamento illecito". In altre parole, secondo il Riesame le contestazioni mosse dal pm sarebbero state troppo generiche e, di conseguenza, non tali da giustificare la disposizione delle perquisizioni e i conseguenti sequestri. Entrambi gli atti (perquisizioni e sequestri) sono avvenuti il 18 giorno e hanno interessato 24 persone, raggiunta da avviso di garanzia, nell'ambito dell'inchiesta catanzarese su un presunto comitato d'affari, che avrebbe agito in modo tale da dirottare i fondi dell'UE destinati alla Calabria. Nell'ambito della stessa inchiesta, secondo quanro resono noto giorni fa da "Panorama.it" ma mai confermato o smentito dalla Procura di Catanzaro, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati anche il premier Romano Prodi. (AGI)