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    Azione Giovani ha ricordato Paolo Borsellino

    borsellinoNon sono bastate le prove delle Frecce Tricolori che hanno tenuto col naso all’insù chi si trovava a passeggiare in centro, nemmeno i 36 gradi delle 19:30, né l’attesa per il concertone di Ricky Martin, a fermare il corteo commemorativo del Giudice Paolo Borsellino.
    Era il 19 luglio di 15 anni fa. In una Palermo che sentiva forte come un terremoto la scossa civile del sopravvento dello Stato, ovvero delle sue forze sane, contro l’arroganza dello strapotere mafioso, veniva spento a distanza di due mesi il secondo fanale di quella macchina che in fretta


    cercava di raggiungere un traguardo mai pensato prima e comunque, forse, mai conquistato realmente.
    Dopo l’assassinio di Giovanni Falcone del 23 maggio, toccò a Paolo Borsellino, perdere la vita assieme agli uomini della sua scorta.
    Lui, che sapeva che doveva fare in fretta perché “…quando mi ammazzeranno”, diceva, e non “se”, si faceva sempre più tardi, perse la vita in quella che sarà ricordata come la “Strage di Via Mariano D’Amelio” in cui la madre di Borsellino viveva e lui era cresciuto.
    In molti ricordano il giudice Caponnetto in lacrime stringere le mani del cronista RAI – che gli chiedeva quali fossero le speranze rimaste nella lotta alla mafia – “Non ci rimane più niente. E’ tutto finito”.
    Organizzato da Azione Giovani il corteo, al quale hanno partecipato un centinaio di persone, ha percorso da Piazza Duomo il Corso Garibaldi per raggiungere Piazza De Nava in cui si è svolto un dibattito conclusivo.
    La volontà di ricordare un simbolo. Della magistratura, ma anche dei movimenti  universitari giovanili. Fu proprio Borsellino, da studente di Legge a Palermo a ricoprire l’incarico di segretario dell’allora FUAN.
    Il movimento giovanile di AN aveva esteso l’invito anche alle forze politiche di opposte visioni con l’intento di sottrarre alla copertura di un solo colore un tema di questa importanza. Ma ha risposto solo “Libera” con Mimmo Nasone e Rosanna Scopelliti – figlia del Giudice Antonino ed il cui anniversario dell’assassinio ricade il prossimo 9 agosto – in rappresentanza anche del movimento “Ammazzateci Tutti”.
    Una testimonianza importante la sua che dimostra un superamento delle barriere ideologiche se si tratta lotta alla mafia.
    “Fuori la mafia dai partiti”, “Vincere la Mafia, ci crediamo”, alcuni degli striscioni apparsi.
    Molti più curiosi che partecipanti. La gente preferisce guardare l’avanzata dell’altro e non metterci la faccia. Forse è vero. Importanti le sferzata che l’irruenza giovanile ha dato alla politica.
    E ricordiamo una frase storica di Paolo Borsellino:
    “La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”