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    Soldi indietro dai portaborse: ecco chi e come

     Alla Regione, sia in giunta che in consiglio, i portaborse assunti negli uffici di staff politici ogni fine mese dovevano restituire parte del loro stipendio ai datori di lavori, cioè consiglieri e assessori. Un sistema che aveva poche eccezioni. E chi non ci stava perdeva l'incarico. A rivelarlo, oggi , il Quotidiano della Calabria, che riporta ampi stralci della deposizione della "supertestimone" Daniela Marsilio davanti al sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, titolare dell'inchiesta "Why not" sui sospetti intrecci tra politica e affari alla Regione Calabria. Daniela Marsilio è una ex "portaborse" del consigliere Antonio Acri, ieri destinatario di un avviso di garanzia. A De Magistris, secondo il Quotidiano, ha raccontato che una parte della retribuzione doveva essere consegnata ai consiglieri regionali ed agli assessori. Per quanto la riguardava, doveva consegnare ad Acri il 15% della busta paga di 1250 euro. Ma dai colleghi "portaborse" ha detto di aver appreso che quasi tutti erano costretti a pagare la "tangente". A questa ferrea regola, secondo quanto detto dalla testimone al Quotidiano della Calabria, fanno eccezione soltanto lo staff dell'assessore alla Salute Doris Lo Moro (DS) e dei consiglieri regionali Egidio Chiarella (MRE) e Salvatore Magari (Unità Socialista). Tutti gli altri, invece, pretenderebbero una parte dello stipendio. La donna ha indicato anche quelli che le risultavano pretendere le somme più cospicue: "l'assessore Michelangelo Tripodi (Pdci), il vice presidente della giunta regionale Nicola Adamo (DS, destinatario di un avviso di garanzia), il consigliere regionale Maurizio Feraudo (IDV) e l'ex assessore, oggi parlamentare Udeur Ennio Morrone". La Marsili, secondo quanto scrive il Quotidiano, venne costretta a dimettersi quando il marito Giuseppe Greco, nel 2006 sostituto procuratore di Cosenza, nell'agosto scorso fece arrestare il capogruppo in consiglio regionale dei DS Franco Pacenza. "Acri – spiega – aveva subito pressioni politiche dal suo partito affinchè fossi allontanata dalla segreteria". Il marito, invece, dopo qualche mese lasciò la Procura di Cosenza per il tribunale di Vibo Valentia, dov'è giudice del lavoro. (APCOM)