• Home / CITTA / “Why not”: sono tre i testimoni-chiave

    “Why not”: sono tre i testimoni-chiave

    E' nato dalle dichiarazioni di tre persone informate sui fatti, il nuovo filone dell'inchiesta "Why not", condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e sfociata ieri in 24 perquisizioni e nell'emissione di 20 informazioni di garanzia. L'ipotesi intorno al quale ruota l'attivita' del sostituto procuratore Luigi de Magistris e' che in Calabria, negli ultimi quattro anni, esistesse un vero e proprio "comitato d'affari", che avrebbe gestito importanti appalti, in diversi settori, dall'ambiente all'informatica. Il presunto comitato – stando alle tesi della Procura – avrebbe goduto di importanti appoggi a livello politico e istituzionale e, alcuni dei suoi componenti, sarebbero stati legati dall'appartenenza ad una loggia massonica segreta, che aveva come punto di riferimento lo Stato di San Marino. L'indagine e' nata come una costola dell'inchiesta "Poseidone" (la cui delega e' oggi affidata al pm Salvatore Curcio), ma si e' poi sviluppata in maniera autonoma. Ad imprimere una veloce accelerazione agli accertamenti dei carabinieri, sono state le dichiarazioni rese da tre testimoni nella scorsa primavera. Si tratta di Caterina Merante, che dal 1996 fu un delle piu' strette collaboratrici di Antonio Saladino (ex presidente della Compagnia delle opere e uno dei principali indagati) e poi divenne responsabile di filiale di Obiettivo Lavoro in Calabria; Giancarlo Franze', dirigente di Obiettivo Lavoro, e Daniela Marsili, che ha lavorato per molto tempo nella segreteria del consigliere regionale Nicola Acri. Quest'ultima, nel colloquio avuto a gennaio con il magistrato titolare dell'inchiesta, ha svelato l'esistenza di un sistema in base al quale i collaboratori dei consiglieri regionali dovrebbero versare ai loro datori di lavoro una parte degli stipendi corrisposti. La Marsili, che e' la moglie del giudice Giuseppe Greco (il quale l'anno scorso firmo' la contestata ordinanza di custodia cautelare in carcere per il consigliere regionale Franco Pacenza), ha anche dichiarato di essere stata vittima di ritorsioni in seguito all'arresto dell'esponente della Quercia e di avere, per quel motivo, dovuto rassegnare le dimissioni dall'incarico di collaboratrice di Acri. (AGI)