La piaga – secondo qualcuno- esiste da tempo, ma stavolta Maria Grazia Laganà, vedova di Franco Fortugno, ci ha rigirato dentro non un coltello qualunque, ma un coltellaccio da cucina.
“Accertare eventuali incompatibilità dei magistrati calabresi, i loro rapporti con i politici locali e le fedina penale degli eletti in Calabria”.
Senza tanti giri di parole, in commissione antimafia, quindi per una volta nel luogo più idoneo e deputato, Maria Grazia Laganà ha sollevato un macigno pesantissimo e lo ha gettato nella palude ponendo questi problemi al Procuratore Nazionale
antimafia, Piero Grasso.
In buona sostanza di “toghe sporche” ha parlato Maria Grazia Laganà, perché, subito dopo, la vedova Fortugno ha calato il carico da 11, chiedendo a Grasso, “data la difficoltà delle indagini sull’omicidio del marito, di accertare tutte le eventuali incompatibilità di magistrati calabresi in riferimento al territorio di competenza”.
Ma c’è di più: Laganà chiede di accertare se gli eletti abbiano procedimenti penali per contiguità mafiosa ed il medesimo accertamento è stato richiesto in relazione ai “principali dirigenti pubblici operanti nella Regione”.
Insomma, volendo semplificare, la vedova Fortugno prova scardinare una indimostrata proprietà transitiva:
se la politica ha legami con la ndrangheta e la magistratura ha legami con la politica qualcosa non funziona…




