Dal Presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Bova, riceviamo e pubblichiamo:
Non accetto che del Consiglio regionale e della Calabria si discuta come si sta facendo in questa fase. Non è giusto in generale, ma ancor più verso il Consesso che ha subito, in questa legislatura, dalla ‘ndrangheta il colpo più grave, con l’assassinio del proprio Vicepresidente.
Per questo pensavo che la Commissione parlamentare antimafia, nell’affrontare
il “caso Calabria”, sentendo il procuratore nazionale dott. Grasso, avrebbe dato un vero e rinnovato impulso alla richiesta di conoscere, tutta e fino in fondo, la verità sul delitto Fortugno.
Ritenevo, con una ingenuità imperdonabile, che la scelta della Commissione di far partire il proprio impegno dalla nostra regione avesse un risultato univoco e del tutto inedito: niente più sottovalutazioni e di nessun tipo sul fenomeno ‘ndrangheta, sulle sue dimensioni, la sua pervasività e la sua estrema pericolosità. Immaginavo così tutti i commissari, all’unisono, determinati a valutare prioritariamente l’azione di tutte le forze dello Stato, senza timidezze e impacci verso nessuno, a partire dall’operato della magistratura.
Nulla è andato in questa direzione. Così, dopo la prima audizione, la sensazione è di sconforto e di pessimismo sul futuro.
Il “caso Calabria”, l’emergenza criminalità, la questione delle questioni diventa che diciotto consiglieri regionali sono indagati per reati comuni e quattro per reati collegati alla criminalità organizzata. Non ho alcun dubbio che si tratti di una questione seria ed assai delicata, che sta avendo conseguenze devastanti. Respingo però l’assioma di partenza che per battere la ‘ndrangheta, già prima di capire e sapere se le indagini in corso approderanno a un che di concreto, l’ostacolo fondamentale è questo Consiglio regionale.
Ogni persona di buon senso, prima che onesta intellettualmente, sa che non è così. Non solo. E’ chiaro a tutti l’impegno concreto del Consiglio regionale sul terreno della legalità e dell’azione contro la ‘ndrangheta. Per quanto mi riguarda, mi sono sforzato di fare tutto il possibile perché le cose avessero una piega seria e rigorosa. Ma, allo stato delle cose, purtroppo, questa si sta rivelando, in tutta evidenza, una missione pressoché impossibile.
In Calabria non basta più, per assolvere onestamente al mandato popolare, il consenso trasparente degli elettori, l’impegno rigoroso nell’azione legislativa o, infine, appellarsi alle regole della democrazia. Non è più così.
Nella regione dei delitti impuniti, dei grandi scandali, delle ruberie e degli sperperi, tutto questo, purtroppo, nei fatti da taluni è accettato, mentre non si accetta, almeno così si fa intendere, che i consiglieri regionali possano essere indagati, nemmeno per fatti di ordinaria amministrazione.
E a questo proposito, è come se non servisse a nulla dotarsi come Consiglio – cosa che abbiamo fatto – per gli incarichi di secondo livello, di regole più severe e stringenti delle stesse leggi dello Stato oggi in vigore.
Sono convinto che in questa situazione bisogna saper assumere, anche in prima persona, responsabilità importanti. Forse, però, non bastano, di fronte a tale mole di problemi, solo gesti individuali. Per quanto mi riguarda, sono fin da ora pronto a compierli. Proprio per tale ragione, è giusto, però, prima di tutto, tenere, nelle prossime ore, una Conferenza dei Capigruppo, cui per la prima volta sarà presente, come già concordato, il Presidente della Regione. Nella stessa, valutata approfonditamente la situazione, ritengo che dovranno essere assunte le determinazioni adeguate e necessarie per fronteggiare questo delicatissimo momento.




