''Federica restera' per sempre un simbolo di amicizia e dolcezza, ma anche delle negativita' della nostra amata Calabria''. Sono disperati i compagni di Federica Monteleone, la sedicenne morta a Cosenza dopo essere entrata in coma mentre veniva sottoposta nell'ospedale di Vibo Valentia a un intervento di appendicite. La loro non e' soltanto disperazione, ma anche rabbia e incredulita' per le circostanze in cui e' maturata la morte di Federica. ''Non si puo' perdere la vita – dice Alessia – per una semplice operazione di appendicite. E' assurdo in tempi in cui la medicina raggiunge risultati incredibili''. Proprio oggi i ragazzi della seconda F del liceo scientifico Giuseppe Berto di Vibo Valentia, la classe frequentata da Federica, si erano recati nell'ospedale di Cosenza, dove la ragazza era stata portata in seguito al coma sopravvenuto nel corso dell'operazione. Speravano di vederla da dietro il vetro del reparto di rianimazione e di scorgere sul suo viso i segnali di un possibile miglioramento delle sue condizioni. A Cosenza ci erano andati con un pullman messo a loro disposizione da un'associazione di Cosenza. Con loro c'era l'insegnante di lettere, Vittoria Sacca'. In tutti c'era dolore, ma anche la fiducia che Federica ce la potesse fare. Quando sono arrivati in ospedale, invece, ai ragazzi e' stata data la notizia della morte cerebrale di Federica, con l'annullamento, dunque, di qualsiasi speranza. Al pur cauto ottimismo, sono subentrati, cosi', il dramma e una disperazione incontenibile. Il momento piu' triste e' stato quando i ragazzi hanno incontrato i genitori di Federica, che in un angolo della sala d'attesa della rianimazione piangevano stretti l'uno all'altra. Giuseppe Monteleone e Maria Sorrentino hanno abbracciato i ragazzi uno ad uno e il loro pianto si e' fatto incontenibile. I compagni hanno fatto vedere ai genitori i piccoli doni – pupazzetti, biglietti con frasi toccanti, striscioni con frasi d'incoraggiamento e di speranza – che avevano portato a Federica. Maria Sorrentino ha ringraziato tutti commossa. ''Portatemi tutto a casa – ha detto la madre della ragazza – perche' voglio conservare tutto cio' che e' testimonianza dell'amore che circondava mia figlia''. Poco dopo i ragazzi sono risaliti sul pullman che li aveva portati a Cosenza. Durante il viaggio di rientro a Vibo Valentia nessuna parola e nessun commento, ma solo il pianto disperato di tutti.(ANSA).




