L'Istituto Papa
Giovanni XXIII di Serra d'Aiello (Cosenza) e' "emblema dello
sfascio, del disservizio e dell'illegalita'". A scriverlo,
nel messaggio d'inizio d'anno rivolto ai fedeli della Diocesi
e' l'Arcivescovo di Cosenza, Salvatore Nunnari.
L'arcivescovo, oltre ad esprimere fiducia nella magistratura
per le indagini in corso che vedono coinvolto anche un
sacerdote ex amministratore della Fondazione, annuncia anche
che e' intenzione della Diocesi cedere la struttura a chi sia
disposto a gestirla, risanandola e rilanciandola. "L'Istituto
– ha ricordato Nunnari – e' sorto per la passione di un
sacerdote semplice ed umile, Don Giulio Sesti Osseo. Lo ha
fondato quando non c'era l'attuale organizzazione sanitaria
che comunque oggi non e' sempre libera da interessi.
L'Istituto visse inizialmente di carita' e si e' sviluppato
raccogliendo fratelli e sorelle ammalati provenienti da tutta
l'Italia meridionale. Don Giulio non fu pero' un tecnico
della gestione – prosegue l'Arcivescovo -. L'opera per questo
gli sfuggi' di mano divenendo fra l'altro serbatoio di voti
per chi, approfittando della sua bonta', porto' ad oltre
mille i dipendenti, non sempre qualificati per il servizio
dei degenti. A questo Punto – continua nunnari nella sua
ricostruzione storica – emerse ancora la carita' della Chiesa
diocesana che, con l'intervento di monsignor Dino Trabalzini
chiese a don Giulio di consegnare la struttura alla Chiesa
Madre. E cosi' fu". La scelta di Trabalzini, che volle la
creazione di una apposita Fondazione, non ebbe pero'
successo. Cio' anche, e lo ricorda lo stesso Nunnari, per
equivoche scelte strategiche della Regione, come con la
"sottrazione di dieci miliardi per la creazione di una
clinica privata senza l'assunzione promessa di dipendenti del
Papa Giovanni. Noi ci affidiamo alla giustizia – ha
continuato Nunnari – perche' faccia pienamente luce.
L'Istituto e', ora, allo specchio della giustizia umana. La
Chiesa diocesana, che non ha avuto mai in nessun modo alcun
vantaggio economico, e' ancora pronta a far riemergere la
carita'. Dichiaro quindi – ha concluso l'arcivescovo di
Cosenza – che siamo pronti a consegnare l'opera agli enti che
possono o vogliono riceverla perche' risanata e rilanciata,
possa ancora servire quanti sono nel bisogno". (Velino)
Giovanni XXIII di Serra d'Aiello (Cosenza) e' "emblema dello
sfascio, del disservizio e dell'illegalita'". A scriverlo,
nel messaggio d'inizio d'anno rivolto ai fedeli della Diocesi
e' l'Arcivescovo di Cosenza, Salvatore Nunnari.
L'arcivescovo, oltre ad esprimere fiducia nella magistratura
per le indagini in corso che vedono coinvolto anche un
sacerdote ex amministratore della Fondazione, annuncia anche
che e' intenzione della Diocesi cedere la struttura a chi sia
disposto a gestirla, risanandola e rilanciandola. "L'Istituto
– ha ricordato Nunnari – e' sorto per la passione di un
sacerdote semplice ed umile, Don Giulio Sesti Osseo. Lo ha
fondato quando non c'era l'attuale organizzazione sanitaria
che comunque oggi non e' sempre libera da interessi.
L'Istituto visse inizialmente di carita' e si e' sviluppato
raccogliendo fratelli e sorelle ammalati provenienti da tutta
l'Italia meridionale. Don Giulio non fu pero' un tecnico
della gestione – prosegue l'Arcivescovo -. L'opera per questo
gli sfuggi' di mano divenendo fra l'altro serbatoio di voti
per chi, approfittando della sua bonta', porto' ad oltre
mille i dipendenti, non sempre qualificati per il servizio
dei degenti. A questo Punto – continua nunnari nella sua
ricostruzione storica – emerse ancora la carita' della Chiesa
diocesana che, con l'intervento di monsignor Dino Trabalzini
chiese a don Giulio di consegnare la struttura alla Chiesa
Madre. E cosi' fu". La scelta di Trabalzini, che volle la
creazione di una apposita Fondazione, non ebbe pero'
successo. Cio' anche, e lo ricorda lo stesso Nunnari, per
equivoche scelte strategiche della Regione, come con la
"sottrazione di dieci miliardi per la creazione di una
clinica privata senza l'assunzione promessa di dipendenti del
Papa Giovanni. Noi ci affidiamo alla giustizia – ha
continuato Nunnari – perche' faccia pienamente luce.
L'Istituto e', ora, allo specchio della giustizia umana. La
Chiesa diocesana, che non ha avuto mai in nessun modo alcun
vantaggio economico, e' ancora pronta a far riemergere la
carita'. Dichiaro quindi – ha concluso l'arcivescovo di
Cosenza – che siamo pronti a consegnare l'opera agli enti che
possono o vogliono riceverla perche' risanata e rilanciata,
possa ancora servire quanti sono nel bisogno". (Velino)




