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    Regione, Loiero contro L’espresso: “Violato codice di procedura penale”

    loierobis''Prima di parlare del rispetto per la magistratura, dovuto sempre, ma soprattutto in una regione come la Calabria, nella quale i pm (e non solo loro per la verità) mettono a rischio la propria persona, vorrei parlare dei fatti''. Lo dice Agazio Loiero, Presidente della Regione Calabria. ''Fatti che mi vengono contestati a mezzo stampa.


    Mi riferisco in particolare – afferma Loiero – alle anticipazioni del settimanale ''L'Espresso'', in edicola domani. Bene, le regole di un settimanale vogliono che le pagine vengano chiuse con un certo anticipo. Per essere chiari, se esce venerdì e le anticipazioni sono pronte il giorno prima, alla vigilia di incontri politici decisivi per il futuro della Regione, è evidente che il giornale sia stato informato almeno a inizio settimana dell'indagine sul mio conto. Circostanza della quale io, invece, sono stato tenuto completamente all'oscuro. A parte l'amarezza, mi chiedo: ma il codice di procedura penale non prevede tutt'altro? Non avrei dovuto essere informato io prima che la stampa delle accuse mosse contro di me?'' ''Andiamo, dunque, a queste. Si parla di me come un ''costante punto di riferimento'' per le altre persone, coinvolte a vario titolo nell'indagine. A riprova del mio ruolo, si parla di una cena ''sofisticata'' a base di tartufi, offertami dal direttore marketing della Tbs, Sandro Firpo, ''avvenuta -si legge negli atti divulgati dall'Espresso – già all'inizio del 2005''. E cioè quando non ero ancora presidente della Regione. Me ne si contesta una seconda a giugno 2005. Bene, voglio allora precisare – dice Loiero – che con Sandro Firpo vado a cena da anni. Il mio rapporto d'amicizia con lui nasce da un antico legame con suo padre, fine intellettuale, dal quale ho avuto il privilegio di essere apprezzato''. ''Si dice che in una di queste cene avremmo parlato di appalti e gare, di pressioni sull'allora assessore alla Sanità Lo Moro. Non una parola di tutto ciò è mai stata detta tra noi. Nè in quella cena nè durante altre occasioni. Se poi dalle intercettazioni emerge che uno degli indagati andasse in giro spendendo il mio nome, millantando in altre parole, non e' affar mio. Meglio non è affare che possa essere a me imputato. E comunque ricordo che l'inchiesta è aperta da oltre un anno e che i reati contestati sono gravissimi. Per molto meno di solito si procede ad arresti o ad altre misure restrittive. Ne deduco che, ove vi fosse stato un ragionevole fondamento di veridicità delle accuse anche in questa indagine, tali misure sarebbero dovute scattare da tempo a carico delle persone coinvolte. Cosa che in un anno e mezzo non è avvenuta''. ''So che tutti, in queste situazioni – dice Loiero – si professano innocenti. Ma qui non c'è un barlume di fatti, di appalti e quant'altro che possano sfiorare la mia persona e sfido il magistrato a dimostrare il contrario. Come sfido chiunque a dire e dimostrare, in tutto questo liquame, che aleggia attorno alla Regione, che mi si possa muovere un qualsiasi appunto in tema di legalità e trasparenza, parole chiave del mio impegno di presidente. Sono stupito, in verità, di alcune cose. Non capisco quali possano essere stati gli elementi che in tre giorni abbiano fatto cambiare idea al pm, che ha deciso di mutare la mia posizione da testimone a indagato. In quanto, ho ragione di ritenere, tutta l'attività investigativa è stata antecedente al nostro incontro di sabato. Perchè, ricordo che non più in là di sabato e cioè di cinque giorni fa, lo stesso pm mi ha voluto ascoltare come persona informata sui fatti''. ''Si è parlato di tanti casi – dice Loiero – si sono approfonditi quelli sulla Sanità, nati e risolti nella passata legislatura. Mi è stato chiesto dei miei rapporti di amicizia con Sandro Firpo e con Francesco De Salvia, rapporti di amicizia intensi e antichissimi. Nient'altro. Il dialogo col magistrato è stato molto civile, tanto che alla fine siamo usciti assieme, decidendo anche cosa dire ai giornalisti, segnalati all'uscita, giunti numerosi, nonostante io mi fossi recato all'appuntamento con molta discrezione, rinunciando per l'occasione anche alla scorta, che avrebbe potuto attirare l'attenzione (ciò perchè ben sapevo cosa avrebbe significato, in questo particolare momento politico, l'amplificazione della semplice notizia e le ricadute negative sull'immagine della Regione). In presenza del Pm ho detto alla stampa in generale su che cosa il magistrato aveva volto sentirmi. Voglio essere chiaro fino in fondo con i calabresi. Aspetterò che la mia posizione venga chiarita al più presto. Non accetterò di rimanere presidente – conclude Loiero – se continuerà a pendere su di me un'accusa che reputo gravissima. In una Regione come la Calabria non solo bisogna essere, ma anche apparire trasparenti''. (ASCA)