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    Francesco Forgione: “Testo unico di norme contro il crimine organizzato”

    Subito un 'Testo unico' di norme contro il crimine organizzato. E' questo il primo obiettivo del neopresidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione (Rifondazione Comunista), eletto ieri con 33 voti, sette dei quali provenienti dalle file dell'opposizione e 26 dalla maggioranza di centrosinistra. Quarantasei anni, calabrese di nascita e siciliano di adozione, il 'tredicesimo' uomo che guida – da San Macuto – la lotta parlamentare al crimine organizzato è contrario a ogni logica dell'emergenza e vuole far uscire la Commissione dalla ''dimensione giudiziaria'' puntando, piuttosto, alla ricostruzione del collegamento tra ''società e democrazia, unico modo per evitare che intere aree del Sud continuino ad essere bacini fertili per il germe mafioso''.  In attesa di riunire la Commissione e stabilire il ''programma'', Forgione – intanto – dice subito di essere, personalmente, contrario alla candidatura di persone rinviate a giudizio per mafia, difende l'indulto ed è favorevole all'amnistia tecnica. ''Credo che ci sia bisogno di un'azione legislativa e propositiva autonoma della Commissione, in rapporto stretto con le Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali – spiega – e ritengo non più rinviabile, in Parlamento, la discussione di un 'Testo unico' antimafia, antiracket e antiusura per adeguare la strumentazione di contrasto legislativa, repressiva e sociale, ai livelli di pervasività che le mafie hanno raggiunto. E penso anche alla loro dimensione internazionale". ''Non serve qualche modifica ai codici – sottolinea – ma un complesso unitario di norme che parta, però, dal cuore della natura delle mafie oggi: le ricchezze, i beni, i patrimoni''. Forgione crede molto nella confisca e nel riutilizzo, a favore della collettività, dei beni mafiosi ''perchè così si indica un modello sociale alternativo a quello dell'arroganza dei boss''. Non ha in mente leggi speciali, non crede alla ''geografia dell'emergenza'' ma è consapevole che il Paese è pieno di ''punti di crisi''. In altre parole, a Forgione stanno di certo a cuore Napoli e la Calabria ma ''senza dimenticare Palermo''. ''Il fatto che non vi scorre il sangue – sottolinea – non significa che i clan si sono ritirati dalla Sicilia: si sono soltanto insabbiati per accumulare risorse, infiltrarsi negli appalti, gestire i loro affari''. Chiaro e tondo – e su questo la pensa come il Procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso – Forgione ritiene che ''pur distinguendo sempre tra responsabilità politica e responsabilità penale e sul punto l'unico dettato è quello della Costituzione, è bene che non siano candidate dai partiti persone rinviate a giudizio per mafia: un codice di autoregolamentazione in tal senso servirebbe molto e rafforzerebbe la democrazia''. Infine, Forgione respinge le polemiche del centrodestra sulle scarcerazioni dell'indulto e spiega che ''dal provvedimento sono stati esclusi tutti i colpevoli di reati mafiosi e a Napoli, ad esempio, non è aumentato il numero dei crimini raffrontati allo stesso periodo precedente l'indulto''. "Sarei favorevole anche all'amnistia tecnica, come dimostra una proposta di legge che avevo firmato, – conclude – ma ora ci sarebbero difficoltà a raggiungere la maggioranza necessaria. Però da sempre, nella storia del nostro paese, l'indulto è stato accompagnato dall'amnistia''. (ANSA)