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    Comune, ecco il progetto “Agorà“

    Favorire una serie di processi a livello locale così da costituire una rete di accoglienza fra le strutture che si occupano dei richiedenti asilo; rafforzare, in quest’ambito, il ruolo delle autonomie locali e degli attori sociali; sviluppare percorsi di inclusione. In queste tre specifiche linee guida si possono identificare gli obiettivi del progetto “Agorà”, finanziato dall’iniziativa comunitaria Equal e realizzato dal consorzio Promidea, dal comune di Reggio Calabria e dalla società Orsa. “Una perfetta sinergia tra pubblico e privato”, ha infatti evidenziato l’assessore alle Politiche Sociali, Tilde Minasi, la quale ha illustrato l’iniziativa insieme a Pietro Caroleo e Sandra Perfetti di Promidea, Angela Ambrogio ed  Elia Pellicanò, responsabile dell’area integrazione multietnica dell’assessorato.
    Attraverso una campagna di sensibilizzazione, la formazione degli operatori dei centri d’accoglienza e l’orientamento socio- lavorativo per l’attivazione di tirocini d’inserimento, dunque, ci si rivolge agli immigrati richiedenti asilo politico considerando, in primis, la condizione che li caratterizza: non si tratta, infatti, di un’emigrazione dalle loro terre per connotazioni prettamente economiche, bensì per questioni legate a persecuzioni subite o che si teme possano avverarsi.
    “E’ necessario – ha precisato Tilde Minasi – prendere atto della trasformazione della nostra società e quindi ricercare tutti gli strumenti più idonei all’integrazione. Il progetto, che si rivolge al contesto regionale soprattutto alla luce di una legislazione poco adatta a fronteggiare l’emergenza legata all’accoglienza di determinati soggetti, ci permette di attuare le convenzioni internazionali in materia. “Agorà” si compone di varie fasi e saranno coinvolti 20 immigrati presenti nei centri di accoglienza calabresi”.
    “Oltre a favorire il dialogo tra le strutture di accoglienza il cui scambio di ‘know how’ era sporadico – ha aggiunto poi Caroleo –,  il prospetto tramite gli strumenti di cui si avvale, riesce a certificare la professionalità dei soggetti interessati, i quali nei luoghi di origine, abbandonati per varie discriminazioni, ricoprivano ruoli di prim’ordine. Ecco il perché dei tirocini in imprese: così si riesce a proiettare l’immigrato in un contesto economico produttivo dal quale potrebbe scaturire un vero e proprio contratto di lavoro. Ma non solo. Stiamo, infatti, lavorando per la creazione di un patto territoriale per l’accoglienza e una carta etica”.