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    “Provvedimento abnorme”. Parla la difesa di Pacenza

    Il provvedimento restrittivo emesso dal Gip di Cosenza su richiesta della Procura della Repubblica nei confronti del capogruppo dei Ds al Consiglio regionale della Calabria ''e' assolutamente abnorme''. A dirlo e' stato uno dei difensori dell'esponente politico, l'avv. Franco Sammarco, che ancora non ha potuto incontrare il suo assistito per il divieto espresso contenuto nell'ordinanza di custodia cautelare. ''Credo – ha sostenuto Sammarco – che questa volta si sia veramente raschiato il fondo perche' dal provvedimento non e' possibile neanche evincere l'astratta configurabilita' del reato, non la concreta, l'astratta configurabilita' del reato. Per altro, anche la circostanza di avere inibito ai difensori di incontrare l'imputato fa parte dell'abnormita' dell'atto perche' viene paventata esclusivamente la possibilita' di reiterazione delle condotte che non ha nulla a che fare, ovviamente, con la capacita' di difesa dell'imputato. Questa e' una situazione della quale si dovra' occupare il Ministero ed il Consiglio superiore della magistratura''.Tornando alle contestazioni mosse a Pacenza, Sammarco ha evidenziato che ''dal provvedimento non si riesce ad ipotizzare l'astratta configurabilita' del reato contestato che non ha niente a che vedere con le erogazioni dei contributi e con la frode, ma che attiene ad altre circostanze per le quali non e' neanche descritta la condotta. Sull'atto non c'e' scritto attraverso quali strumenti e quali atti Pacenza avrebbe abusato del suo ruolo. Fatti risalirebbero al periodo compreso dal 2003 al 2005, quanto Pacenza era all'opposizione. Si tratta, secondo l'accusa, di avere inciso per non fare licenziare alcuni operai ovvero per farne assumere altri. Mi pare una boutade dal punto di vista giuridico. Non e' per faziosita' defensionale, ma e' veramente una cosa indicibile. Ma cosa deve fare un politico se non interessarsi anche dei livelli occupazionali''. ''Tutti i 'fatti' che si addebitano a Pacenza – ha proseguito Sammarco – sono fatti successivi all'erogazione in termini definitivi dei contributi questione per la quale ovviamente Pacenza non c'entra. Non c'e' nessuna contestazione sul punto per Pacenza, neanche per avere agevolato il finanziamento. Le 'condotte' che gli sono attribuite sono successive alla definizione delle erogazioni, tant'e' che le imputazioni di frode e altro sono a carico degli altri indagati. L'intervento avviene, se avviene, nel momento in cui i rapporti istituzionali sono terminati. Nella fattispecie, tra l'altro, Pacenza era consigliere regionale di opposizione non di maggioranza''. (ANSA).