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    Adamo ed i distinguo sul caso-Pacenza

    adamo'''L'arresto di un consigliere regionale e' un evento negativo per le istituzioni. Se l'arrestato poi e' il capogruppo dei Ds, maggiore partito di governo, l'episodio desta ancora piu'preoccupazione nella stessa societa' calabrese'. Parole inequivocabili. Sono state pronunciate da un autorevole parlamentare calabrese all'indomani dell'arresto di Pacenza, per motivare il dissociarsi dall'iniziativa degli


    altri parlamentari e dimostrare piena fiducia verso i magistrati. E' questa una dichiarazione che esplicitamente classifica l'arresto di un consigliere regionale 'diverso' da quello di un semplice cittadino''. A sostenerlo e' stato il vice presidente della Giunta regionale, Nicola Adamo, in merito alla vicenda dell'arresto del capogruppo dei Ds al Consiglio regionale, Franco Pacenza.
       ''Pertanto – ha aggiunto Adamo in una dichiarazione – non sono i parlamentari ed i consiglieri regionali che si recano in carcere a fare speciale il detenuto consigliere regionale. Senza
    voler negare il carattere universale e la pari dignita' del diritto di cittadinanza per tutti i detenuti al di la' di distinzioni di ceto, razza, religione, evitiamo, a questo proposito, demagogia e strumentalita' di bassa lega. Ed e' persino ovvia questa diversificazione, perche' un eletto non
    risponde solo a se stesso, della sua condotta civica, ma rappresenta le responsabilita' proprie della funzione che esercita. Rappresenta un mandato. E chi ha dato il mandato, o anche chi esercita insieme a lui quel mandato, soprattutto se improntato ad un rapporto di fiducia, ha il dovere e non il diritto di pronunciarsi''.
       ''A questo dovere – ha sostenuto ancora Adamo – le personalita' piu' rappresentative del gruppo dirigente regionale dei Ds non si sono mai sottratte. Lo abbiamo fatto di volta in volta, caso per caso, nel corso degli anni, guidati sempre dallo stesso principio: rispettare l'autonomia della magistratura, ma al contempo non rinunciare o abnegare alla responsabilita' della funzione della politica. Sin dalla prima meta' degli anni '90, anche se in ruoli secondari, i vari Minniti, Guccione, Bova, Oliverio, anche nel partito, erano tra quelli che venivano persino criticati per non avere sposato la causa giustizialista.
    Quella causa secondo cui prima del pronunciamento definitivo nelle sedi giudiziarie sulla colpevolezza o sull'innocenza di un indagato, si utilizzava l'emissione di un semplice avviso di
    garanzia per fini di battaglia politica o per modificare assetti istituzionali e di governo sulla base di una pregiudiziale criminalizzazione. Abbiamo tentato di impedire, ci siamo opposti, quando altri, anche con posizioni ufficiali, del nostro partito, lo facevano''.
       ''Sono numerosi – ha proseguito Adamo – i casi che possiamo citare e che non riguardano esponenti del nostro partito. Su tutti vorrei ricordare la vicenda Mancini. Mancini si era
    costruito la fama di garantista per avere difeso prima qualcuno che veniva accusato di terrorismo e poi per avere difeso se stesso. Per il resto lo ricordano tutti impegnato sul fronte
    colpevolista: impressionante fu l'accusa rivolta a Riccardo Misasi davanti a milioni di telespettatori italiani. A quel Mancini che, oltretutto, nonostante accusasse i Ds di avere
    complottato con i giudici reggini per la sua imputazione, noi abbiamo sempre espresso, in tutte le sedi la nostra solidarieta', ci siamo alleati con lui mentre era ancora sotto processo per l'accusa di associazione mafiosa, lo abbiamo difeso quando e' stato sospeso dalle funzioni di sindaco, lo abbiamo sostenuto anche quando per quel reato non venne assolto, ma fu
    prescritto, fummo tra quelli che il suo caso lo portarono anche in Parlamento. Insomma abbiamo ritenuto si dovesse operare con le ragioni della politica senza la gogna giudiziaria''.
       ''L'atteggiamento assunto sul caso Pacenza – ha sostenuto Adamo – e' pienamente coerente con questa cultura politica. Ritengo che l'attuale gruppo dirigente Ds non sia mai stato
    iscritto nella schiera dei colpevolisti pregiudiziali ne' tra i garantisti con lo sterzo. Anche in questo caso non abbiamo mai tentato di difendere Pacenza dal processo, anzi abbiamo chiesto
    che si faccia chiarezza e la verita' si accerti presto nel processo. Abbiamo pero' ritenuto eccessivo l'arresto. Ancora in queste ore chiediamo se e' giusto che il faccendiere che ha
    truffato sia libero e che invece Pacenza sia agli arresti senza essere accusato della truffa, se l'arresto fosse cosi' necessario affinche' l'indagine ed eventualmente il processo penale andassero avanti. Riteniamo che questa esigenza di custodia cautelare non ci fosse. Percio' abbiamo parlato di errore giudiziario. Esprimere questa opinione equivale ad
    interferenza o ad una contrapposizione con il potere giudiziario? Pare proprio di no. La nostra iniziativa politica, invece, ha avuto solo il senso di invocare serenita' di giudizio
    in attesa che la giustizia facesse il suo corso e che la spettacolarizzazione dell'arresto non venisse utilizzata strumentalmente da chi persegue obiettivi politici che nulla
    hanno a che fare sull'accertamento della verita' e delle responsabilita' in questa vicenda''.
       ''Infatti – ha concluso Adamo – e' assai curioso che i capi fila di questa strumentalita' siano i vari Gasparri, Valentino ed altri di centrodestra che invece di interrogarsi sul perche'
    e sul come la truffa sia stata commessa e consumata negli anni dei loro governi, in Calabria ed a Roma, si lanciano in sortite tanto assurde quanto giustificazioniste ed assolutorie di esperienze che alla Calabria hanno consegnato solo macerie''.
    (ANSA).