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    Arghillà al collasso, l’appello dell’Opera nomadi

    Arghillà rischia di esplodere. Intere zone del quartiere vivono in condizioni di estrema povertà e disagio. A lanciare l’allarme l’Opera Nomadi che stamani in conferenza stampa è tornata a parlare della questione delocalizzazione rom. Se il piano di partenza dell’Amministrazione aveva trovato il pieno plauso di chi da sempre vive la questione, a qualche mese di distanza la situazione desta invece qualche preoccupazione.


    Dodici dovevano essere le famiglie assegnatarie di alloggi in quella zona. Di fatto sono già ventiquattro, il doppio. Un numero che si va ad aggiungere ai nuclei già presenti. In tutto, Arghillà, conta al suo interno ben 78 famiglie. Un numero destinato a crescere già nelle prossime settimane con l’arrivo delle ventinove famiglie di Ciccarello, vincitrici del bando del ’99. Insomma, il più grande ghetto rom, dicono dall’associazione, che la nostra città abbia mai visto. “Si demolisce il 208, ma il degrado si sposta e si concentra altrove”. La situazione vede intere zone della nuova area quotidianamente segnate da piccoli episodi di criminalità. Povertà che si va a sommare a pre-esistenti situazioni di disagio non collegabili alla situazione rom. Non pochi i casi, dicono, di nuclei familiari vincitori di bandi che consci della situazione hanno rifiutato l’assegnazione delle case popolari. Le notti di Parigi di questo inverno, sembrano non aver insegnato, dicono dalla sede di via Sbarre. La prospettiva è allarmante. L’appello è quello a ripensare il piano di azione, attuando una vera delocation con accanto un piano di integrazione sociale. In ogni caso fermare ulteriori accentramenti di disagio economico e sociale.