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    Reperti in mostra al Museo

    museoInaugurata nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, la mostra “HYPOGAEA”.
    Promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria e da Kore, società che gestisce i servizi aggiuntivi dei musei di Reggio, Vibo e Locri, la mostra offre al pubblico i risultati di oltre centoventi anni di indagine relativi alle Necropoli reggine tra il IV e il I sec. a.C.

    In particolare, ai recenti rinvenimenti in località S. Giorgio Extra si aggiungono i reperti, provenienti da uguale contesto, frutto di lavori eseguiti in città e in periferia, iniziati già nel 1883.

    Il ritrovamento di circa 250 tombe – grazie a un lavoro meticoloso di pulitura, restauro e studio dei materiali rinvenuti – ha permesso di ricostruire le Necropoli e, attraverso esse, la topografia della città e parti importanti di storia della società e dell’economia reggine.  
     “Si tratta di una mostra che riveste un grande valore archeologico e storico – dichiara la Soprintendente Elena Zarattini – Per la prima volta, infatti, si offre al pubblico la ricostruzione completa delle Necropoli ellenistico-romane e un importante spaccato di Reggio antica. Le risultanze dei lavori di scavo, lunghissimi e minuziosi, ci hanno consentito di conoscere il tessuto socio-economico della città e di registrare la varietà di contatti commerciali e culturali intrattenuti dai ceti elitari dell’epoca. Una ricostruzione, quindi, di grande importanza scientifica e, al tempo stesso, affascinante per i temi in essa evidenziati. ”

     

     “I rinvenimenti – spiega Emilia Andronico, funzionario archeologo e curatrice della mostra – ci hanno permesso di ricostruire l’architettura delle tombe e di approfondire gli usi relativi alle sepolture. Oltre ai corredi tombali, sono esposti delle riproduzioni in scala, sotto forma di modellini in argilla, delle differenti tipologie di sepolture rinvenute. Dal complesso dei corredi si ricava, inoltre, il quadro delle produzioni locali e dei materiali importati, attestando così la varietà ed abbondanza della produzione fittile nelle officine locali”.

     

    Circa cento pezzi, relativi a materiali da corredo, provengono dalle sepolture rinvenute, in un cantiere edile a S. Giorgio Extra, risalenti al periodo compreso tra il III e il I sec. a.C. Altri centotrenta pezzi, parte dei quali esposti per la prima volta, relativi a Necropoli di datazione compresa tra la fine del IV e la prima metà del II sec. a.C., provengono dai lavori di scavo di oltre un secolo. Un totale di più di duecento pezzi, tra i quali risultano di grande rilievo artistico e storico gli orecchini aurei a testa di ariete, ritrovati in numerose tombe, e i capitellini fittili (della grandezza di 10-12 cm. circa), usati come decorazione del letto funebre, entrambi tipici di Reggio; e, ancora, materiali seriali come coppette contenenti le offerte votive e unguentari. Inoltre, in alcune sepolture maschili, sono stati rinvenuti degli strigili in bronzo, usati per detergere gli oli e il sudore dal corpo degli atleti, che indicano – evidenziando disponibilità di tempo e denaro per l’attività agonistica – la chiara appartenenza a un ceto sociale elevato.

       “Questa mostra è di grande interesse e siamo certi che, com’è già avvenuto per quella sugli Italici, dello scorso anno, soddisferà le aspettative dei visitatori – concludono i soci della Kore, l’Editore Roberto Laruffa, Stefania Caridi e Antonino Crisalli – Merita, infatti, di essere visitata per il grande valore culturale e per la bellezza dei reperti, oltremodo suggestivi. Insieme alla Soprintendenza, abbiamo inteso promuovere questo spazio perché offre la possibilità di approfondire la conoscenza di Reggio antica, gli usi, i costumi, la realtà sociale. Le nostre visite guidate, inoltre, daranno l’opportunità a scuole, privati ed enti che ne facciano richiesta, di poter conoscere i dettagli storici e artistici della mostra e dell’intero percorso museale.”
       
       La mostra, i cui temi sono illustrati e approfonditi in un dettagliato catalogo edito da Laruffa, rimarrà aperta fino al 30 ottobre 2006.