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    Torino, processo ”Minotauro”: il pg chiede conferma condanne per le ‘ndrine

    Processo_Minotauro

    Chiesta conferma per tutti gli imputati a Torino, nel processo “Minotauro”, relativo alla presenza della ‘ndrangheta nel torinese. Si parla di 400 anni, sommando quelle di ciascun imputato.

    Il Procuratore Generale Elena Daloiso, al processo d’Appello, ha infatti chiesto che le condanne vengano confermate. Solo per tre imputati è stata chiesta una leggera riduzione di pena. 62 gli imputati, in attesa di giudizio, che in primo grado avevano fatto ricorso al rito abbreviato. Di questi 48 erano stati condannati. 14, invece, gli assolti, di cui 7 scagionati dal reato di associazione di stampo mafioso.

    L’inchiesta “Minotauro” lo scorso anno, aveva portato all’arresto di 142 persone ritenute legate alle ‘ndrine calabresi, per conto delle quali avevano costituito dei “locali”, a Torino e in provincia. Nonostante la richiesta degli imputati di trasferire il processo a Reggio Calabria, Torino rimase la sede competente. Secondo l’impianto accusatorio, gli uomini della ‘ndrangheta avevano intessuto rapporti anche con politici del posto. Così, a conclusione delle indagini, sono finiti sotto processo ordinario anche due esponenti politici del torinese: Nevio Coral, ex sindaco di Leinì, e Antonino Battaglia, segretario comunale a Rivarolo. I Consigli comunali di Leinì e Rivarolo, infatti, sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose.

    Otto persone furono anche arrestate dai carabinieri in provincia di Reggio Calabria nell’ambito della stessa operazione: Giuseppe e Pasquale Barbaro, di 49 e 60 anni, entrambi di Plati’; Vito Marco Candido (30), di Stilo; Francesco Giorgio (63), di Gioiosa Jonica; Giuseppe Iaria (47) di Condofuri; Vito e Rocco Polifroni, di 40 e 69 anni, di Plati’, ed Antonino Zampaglione (63) di Montebello Ionico. Agli otto si aggiunsero i latitnti Natale e Rocco Trimboli (arrestato nell’Aprile del 2012), ed una undicesima persona. Gli arrestati tutti, dunque, operanti nella locride.