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    “A Sud del Sud”: Giuseppe Smorto equilibrista tra le contraddizioni della Calabria

    Non è facile raccontare la Calabria e – anzi – può diventare veramente un’impresa muoversi come un equilibrista sul filo delle contraddizioni laceranti coesistenti nel medesimo contesto, spesso nella stessa porzione spaziotemporale.

    Il viaggio in Calabria di Giuseppe Smorto, “tra diavoli e resistenti” consegna ai lettori mille immagini di mille e mille Calabria. Gioca a sorprendere Smorto, con un’incalzare descrittivo che pare preso di peso da un romanzo ma che, in effetti, è solo la cruda e grezza fotografia di un territorio raccontato da un cronista. Un cronista che conosce bene cose e persone, luoghi, fatti e antefatti e che, dunque, non ha bisogno di indugiare in ragionamenti complessi.

    Giuseppe Smorto in “A Sud del Sud” (Zolfo editore) mette semplicemente (ma mai banalmente) in fila storie di donne e uomini, coniuga fallimenti epocali rispetto ai quali verrebbe solo da gettare la spugna definitivamente a improvvise, inattese, miracolose rinascite – individuali o collettive – che ti spiegano perché la Calabria, nonostante tutto, nonostante se stessa verrebbe da dire, è sempre là (per alcune città come Reggio, Locri, Crotone, Sibari da quasi 3.000 anni) ad attorcigliarsi tra peccati originali e colpe non proprie, vestendo e svestendo continuamente i panni di vittima e carnefice (di se stessa, naturalmente).

    Smorto quasi spiega all’Italia la Calabria e i Calabresi e lo fa solo attraverso l’arguzia di chi vede, annota e racconta, con rigore notarile ed efficacia incisiva, che entra nel cuore delle storie e, quindi, dell’anima che le governa.

    Leggerlo vale la pena, diremmo in Calabria, dove ogni cosa è “pena”, “tormento”, “sofferenza”, “combattimento”.

    Per una volta noi crediamo che valga la gioia e non la pena…

    (gibbì)