• Home / CALABRIA / Reggio Calabria – Appuntamento solidale con il cinema curdo

    Reggio Calabria – Appuntamento solidale con il cinema curdo

    Lunedì 18 novembre presso Arci Samarcanda in via Cuzzocrea n° 11 (di fronte all’I.T.I.S. “Panella-Vallauri”), l’Arci di Reggio Calabria, il Centro Sociale “Angelina Cartella”, il Circolo del Cinema “Cesare Zavattini” e ReteJiin di Reggio Calabria organizzano un’iniziativa per sostenere la Mezzaluna Rossa curda. L’iniziativa prevede due proiezioni, con ingresso libero, alle ore 18.00 e alle ore 20.30, di “Nû Jin” e “Women’s revolution”.

    “Nû Jin” è un film che racconta l’eroica resistenza delle donne di Kobane, che nell’assedio del 2014 seppero opporsi alle milizie jihadiste durante l’avanzata dello Stato islamico nella Siria del Nord, la Rojava curda. Il titolo del film in curdo significa “Nuova vita”: quel nuovo sistema democratico in costruzione in Rojava, fondato sull’uguaglianza di genere e il protagonismo delle donne in ogni settore della società e che emerge in tutta la sua forza e complessità nel film “Women’s revolution” prodotto da Kongrea Star, il movimento delle donne del Rojava.

     Il 9 ottobre scorso la Turchia ha iniziato l’attacco di invasione del Nord – Est della Siria, il Rojava, provando a distruggere quello che curdi, armeni, arabi, assiri e turcomanni, cristiani, siriaci hanno costruito insieme. Questi popoli sono il simbolo mondiale della resistenza all’Isis e in un Paese martoriato da anni di guerra civile sono riusciti a dare vita ad un sistema di confederalismo democratico. Questa invasione viene portata avanti con il pretesto di un presunto problema di sicurezza e di pericolo per la Repubblica Turca ma da quando ha avuto inizio il conflitto in questa regione, ossia a marzo 2011, nessun tipo di iniziativa o attacco sono stati intrapresi né contro il confine, né tanto meno contro la Turchia. L’Italia, l’Europa e la comunità internazionale tutta non possono restare indifferenti.

    Veysi Altay è un regista curdo, condannato a due anni e mezzo di reclusione per “propaganda terroristica” da un tribunale turco proprio per questo suo film; ennesimo caso il suo della repressione nei confronti di registe e registi curdi in atto in Turchia, paese al primo posto per la violazione dei diritti umani e l’attacco ad ogni tipo di dissenso e di opposizione politica.