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    Calabria – L’incredibile storia dell’avvocato crotonese Maria Capozza

    di Domenico Grillone – A raccontare l’incredibile e paradossale storia di Maria Capozza, avvocatessa crotonese, è Marco Nesi sulle pagine romane del Corriere della Sera. Una storia in cui il malessere di un Paese, il nostro, preda della corruzione e del malaffare, si dispiega in maniera del tutto naturale, e trasversale, nel mondo del potere politico ed economico. In questo caso della capitale. E guai ad opporsi, così come è successo a Maria Capozza. Perché si viene subito delegittimati, isolati, falsamente accusati. Insomma messi all’angolo per non turbare quel “normale” esercizio di illegalità che si traduce in un vorticoso giro di danari, interessi poco puliti e, più in generale, in tutto quello che non ha nulla da spartire con la buona politica e soprattutto con gli interessi della comunità d’appartenenza
    La Storia
    Maria Capozza, con alle spalle un curriculum di tutto rispetto, partecipa ad un concorso. E lo vince. Tanto che nel febbraio del 2010 prende servizio come segretario generale di un’Ipab, istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza. Cioè enti no profit controllati e vigilati dalle Regioni che si occupano “di assistenza ai più poveri, provvedendo all’educazione, all’istruzione, all’avviamento a qualche professione, arte o mestiere o, in qualsiasi altro modo, al miglioramento morale ed economico”. Ma che, soprattutto, come nel caso dell’Ipab romana, controllano e gestiscono una montagna di soldi costruita nel tempo attraverso lasciti di benefattori, interi fabbricati, terreni, edifici storici, opere d’arte. Ed in questo contesto Maria Capozza fin dalle prime settimane comincia a rompere. In tutti i sensi. Comincia ad obbiettare, ad esempio, su fondi dati a cooperative che dovrebbero assistere malati. Ma solo sulla carta, dal momento che l’avvocato di Crotone scopre che i malati non ci stanno proprio. Un’inezia di fronte ai 5 milioni che la Regione Lazio era pronta a dare, tramite l’Ipab, per il recupero di una antica villa: affare saltato proprio per l’integrità della Capozzi, pronta a chiedere alla Regione il relativo progetto ma ricevendo in cambio risposte poco chiare fino a far desistere lo stesso ente regionale dal suo intento. Ma è il giardino di 2300 metri quadri davanti al Colosseo ed in prossimità della Metro C, di proprietà dell’Ipab, che fa incazzare l’establishment politico regionale (governatore Zingaretti). Si concorda, per l’esproprio, un milione di euro una tantum e 700 mila euro all’anno per 7 anni. Ma il segretario regionale scopre che l’esproprio riguarda l’intero giardino e non l’area interessata, cioè uno scavo che riguarda solo 300 metri per realizzare un cantiere propedeutico ai lavori della Metro. Cambiano le cifre, grazie al controllo della Capozzi, che vengono così ridimensionate a 252 mila euro una tantum e 200 mila annui. Da qui si può intendere un’aberrante prassi, quella di condurre la cosa pubblica in maniera perlomeno “disinvolta”, come sottolinea Marco Nesi nel suo articolo. Ma da qui comincia anche il calvario per Maria Capozza che viene invitata informalmente a dimettersi da un dirigente della Regione. Lo stesso presidente dell’ente, l’ex deputato del Pd Massimo Pompili, cambia il regolamento dell’Ipab per autorizzare l’assunzione di un segretario generale esterno. Ma le proteste dell’avvocato di Crotone, le sue accuse ai vertici sono quelle di continuare a fare cose illegali, non lo scalfiscono minimamente. O per lo meno, come riporta Marco Nesi nel suo articolo, la risposta di Pompili, rigorosamente registrata dall’avvocatessa ed inserita nel fascicolo giudiziario, si nasconde in una giustificazione che rappresenta lo specchio di una realtà purtroppo praticata in maniera trasversale da Nord a Sud. “Io rispondo alla politica, cerchi di capire. Se lei vuole un altro incarico la posso aiutare”. Lei, Maria Capozza, non ci sta e viene messa alla porta. Da chi? Proprio dalla nuova figura del segretario generale esterno, Sergio Basile, siciliano di 69 anni, ex capogabinetto di Alemanno ed ex dirigente del ministero dell’Ambiente. E proprio nel bel mezzo di una trattativa con il Senato per l’utilizzo gratuito di un palazzo di Piazza Capranica per la quale l’avvocato Capuozzo aveva manifestato la sua contrarietà alla gratuità. Comincia l’opera di demolizione, fisica e morale dell’avvocatessa. Riceve una email, come scrive Nesi nel suo articolo, che l’accusa di distribuire appalti agli amici. L’e mail, falsa, arriva ai vertici della Regione che le chiedono spiegazioni. L’avvocato si rivolge alla polizia postale. Che scopre l’autore, cioè Giovanni Caprio, dirigente della Regione che confessa. Per lui una punizione “esemplare”: viene promosso. Il che è tutto dire. Adesso il nemico è proprio l’avvocatessa Capozza che viene subissata da contestazioni chiaramente strumentali, come quella di “non aver fornito osservazioni” al bilancio del 2013. Anche se le hanno sempre impedito, come sottolinea Nesi, di visionarlo. Mentre il segretario generale esterno, Basile, chiede alla Finanza di verificare un eventuale secondo lavoro della Capozzi. Anche qui nulla di fatto. E poi di seguito: si indaga se lei è una docente dell’Università del Sacro Cuore, se si è fatta pagare dal Tribunale Ecclesiastico di Reggio Calabria. Pochi avrebbero retto ad una situazione del genere. Un continuo stress che mette a dura prova Maria Capozzi. Che si ammala veramente. Ed a farla sprofondare sono i continui controlli medici e visite fiscali, perfino tre psichiatri che concludono, invece, la sua perfetta salute mentale. Per non parlare delle 38 denunce a suo carico da parte di Basile assieme ad un numero incredibile di presunte inadempienze commesse ed accuse inesistenti di aver sperperato denaro. Capozza si decide a denunciare per mobbing l’ente, accusandolo “di danni biologici e d’immagine”. Lei ha ovviamente impugnato tutti gli atti redatti contro la sua persona.. E Adesso è tutto nelle mani della magistratura.
    L’intervista
    Raggiunta al telefono, l’avvocatessa Maria Capozza parla innanzitutto di una grande ingiustizia. “Mi sono ammalata per questo, non sto bene. Ma conservo la lucidità necessaria per ricordare bene l’accaduto e per provare a dimostrare in ogni grado di giudizio la mia rettitudine”.
    “Lei avrebbe mai potuto immaginare nel momento in cui vinse il concorso, l’epilogo di questa sua incredibile storia?”
    “Pensavo, nel momento in cui ho preso servizio, questa volta in maniera stabile per un lavoro da me considerato come una scelta di vita, di poter esercitare azioni di lungo periodo. Perché comunque per questo tipo di ente ci vogliono anni per risanare i bilanci, per metterlo a reddito, per operare le manutenzioni che servono. Ed un epilogo così non me l’aspettavo”.
    “Ma cosa ha provato quando le hanno prospettato soluzioni lontane dal senso di giustizia e della legalità?”
    “Ho immaginato cose di questo tipo quando sono cominciate le prime azioni, una percezione ed una esperienza maturata anche dal fatto di avere una famiglia composta in massima parte da giuristi ed avvocati. Me ne sono accorta quando è stato avviato un percorso di persecuzione, tortura, stalking. Per esempio la storia dell’esproprio del terreno per il cantiere della Metro C. Ho impugnato tutti gli atti e adesso confido nella giustizia”.
    “Lei quindi si è ritrovata davanti ad un muro di gomma, da destra a sinistra, per una politica regionale decisa a rimuoverla a tutti i costi dal suo ruolo di segretario regionale per il fatto di fare bene e soprattutto correttamente il proprio dovere. E’ cosi?”
    “Sulla mia storia ci sono due interrogazioni al Senato per le quali ancora non è pervenuta alcuna risposta. E tantissime interrogazioni al governo regionale poste da diversi consiglieri, in particolare da alcuni dei Cinquestelle e poi da due consiglieri indipendenti. Anche qui risposte vaghe per alcune, e per altre nessuna risposta. In ogni caso le posso dire che mi sono ritrovata in questa assurda storia vivendola passo dopo passo ma conservando la lucidità che mi viene dalla professione che facevo, dai miei studi. Ma hanno fatto tanto per molti anni, con un accanimento eccessivo. Per esempio, a livello umano, penso che è stato devastante il fatto di essere stata davanti ad una commissione medica che avrebbe dovuto decidere sulla mia abilità o inabilità al lavoro. E comunque, adesso i fatti parlano da soli”.
    “Non crede che la sua storia rappresenti esattamente il momento storico in cui a farla da padrone sono la corruzione ed il malaffare?”
    “Penso che la lotta alla corruzione passa intanto da esempi. Perché se nessuno denuncia e nessuno parla nessuno poi lo farà. E passa anche da un cambiamento di cultura, quella che ti spinge a dire anche di no, o di chiedere riguardo a cose che io non dovrei fare ed invece altri ti spingono a farla. Ed è peggio quando si rimane isolati ed a quel punto o dimostri di essere molto forte oppure non riuscirai a fare il secondo passo. Adesso aspetto i giudizi dei giudici, mi sto difendendo in tutti i modi ed in tutte le sedi. Ma ripeto, i fatti parlano da soli, probabilmente finora non sono stati spiegati bene. In ogni caso secondo me si tratta anche della sconfitta della sana politica. E se non saremo in tanti a pensare di fare qualcosa, non cambierà nulla”.