• Home / CALABRIA / Reggio Calabria – “Non ha mai fatto squadra!”… I Repubblicani si chiedono: “Val la pena far parte di quella squadra?”

    Reggio Calabria – “Non ha mai fatto squadra!”… I Repubblicani si chiedono: “Val la pena far parte di quella squadra?”

    “Intrighi di corte arricchiscono le pagine dei giornali e più che alla democrazia fanno pensare a squallidi giochi di potere tanto in uso nel Medioevo.
    Lacchè genuflettenti – si legge in una nota del Coordinatore Metropolitano Carmelo Palmisano – si affannano a denigrare ogni minima azione di chi opera con l’idea del bene della città senza condividere con il Principe la stima del popolo. Giovanotti non abituati al duro lavoro han ben pensato di seguire la moda della rottamazione di ciò che volevano vecchio, non risparmiando nemmeno i coetanei quando con il loro lavoro incominciavano a fare ombra.
    Il pallone è mio e si gioca se io voglio, con chi voglio e quando voglio!
    Mentre il tempo passa viene il buio e la partita non si farà. Si preferisce battere i piedi, invece di pensare a battere i pugni sui tavoli romani per portare a soluzione gli innumerevoli problemi, ormai talmente evidenti e dai repubblicani più volte segnalati e ribaditi, che potremmo evitare di ricordare.
    L’Aereoporto, il trasporto ferroviario, la conurbazione con Messina, il sistema del Menta e del Metramo, gli Ospedali, ecc., ecc. sono sempre là, immobili, in attesa di una improbabile soluzione.
    La città ha sete, ma non di promesse distribuite a piene mani ogni qualvolta l’esasperazione spinge i cittadini a sacrosante azioni di protesta.
    Per noi del Partito Repubblicano Italiano la città di Reggio ha avuto e continua ad avere pazienza …troppa pazienza, sperando in un cambiamento, in una nuova primavera spesso annunciata, ma tarda a venire.
    Promesse ed inaugurazioni di fioriere possono andar bene per qualche selfie, ma qui è in gioco il futuro della Città Metropolitana e non ci sarà futuro se si continuerà ad assistere alla “deportazione” di migliaia di giovani, perché assume contorni di vera e propria deportazione la fuga “imposta” alle nostre migliori intelligenze che in questa città non trovano lavoro.
    Il governo della città è in mano a gente che preferisce decidere nei sottoscala, anche se non crediamo che le cose cambieranno qualora si dovessero spostare in terrazza.
    Noi Repubblicani, al giovane Falcomatà che abbiamo sostenuto, purtroppo sbagliando, avevamo chiesto di interessarsi anche delle periferie, stimolandolo al “RAMMENDO” ma, sin dal primo momento avevamo capito che aveva frainteso il messaggio e per aiutarlo a comprendere l’idea di rammendo di Renzo Piano, gli avevamo fornito ago e filo tricolore.
    Lo potrà usare per rattoppare le numerose smagliature nel PD, che appare sempre più lontano dalla “città più renziana d’Italia”.