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    Assistenti Sociali, ruolo immagine ed attese secondo la Filai Calabria

    Venerdì 21 luglio, nel corso di un evento – trasmesso anche in diretta live su facebook (https://www.facebook.com/Gaio.Antonellus/videos/1555348757872967/) – la Filai Calabria e l’Associazione “15 gennaio” hanno presentato una iniziativa, che è al tempo stesso una petizione online (http://petizionepubblica.it/mobile/pview.aspx?pi=IT82120),volta a valorizzare adeguatamente la figura degli assistenti sociali.

    Presenti all’avvenimento-dibattito, in qualità di relatrici, la dr.ssa Rita Leone – responsabile regionale della Filai e la dr.ssa Angela Arone, entrambe assistenti sociali.

    A seguito del mutato scenario socio economico, in una società sempre più multietnica ed in cui purtroppo per diverse note ragioni abbondano le persone in difficoltà e bisognose di aiuto e sostegno di vario tipo, dopo un’attenta riflessione supportata da studi scientifici e dopo una profonda analisi sostenuta dalla ricerca sociale, CSE FILAI e “15 gennaio” chiedono una serie di atti normativi ed attuativi di quanto già parzialmente disposto ma mai “messo in pratica” affinchè possa effettivamente realizzarsi quella rete assistenziale e protettiva dei soggetti più deboli della nostra società.

    L’assistente sociale – ha affermato la dr.ssa Leone- professionista dotato di laurea triennale o quinquennale, con competenze sia teoriche che pratiche, tali da poter provvedere tanto all’assistenza sociale e all’intervento per la prevenzione, il sostegno e il recupero di singole persone adulti o bambini (con particolari patologie o disagi quali BES, DSA, H), famiglie gruppi e comunità in situazioni di forte disagio, quanto all’accoglienza dei tanti stranieri che sempre più numerosi sbarcano sul suolo italiano, deve però fare i conti con l’immaginario collettivo che ha un’idea distorta di questi professionisti. L’esperto di servizio sociale, infatti, a causa di un’idea stereotipata, piuttosto che professionista in grado di promuovere il cambiamento e lo sviluppo sociale partendo dai bisogni delle persone ed utilizzando le risorse interne di chi si rivolge a lui e quelle contestuali a disposizione, spinge l’individuo in situazioni di bisogno e di disagio ad affrontare i propri problemi ed a sviluppare la propria autonomia, viene percepito come ladro di bambini “se chiedo aiuto ai servizi, smuovo il meccanismo e mi portano via i figli” o come inerte davanti a situazioni di pericolo “erano stati chiamati gli assistenti sociali, ma non sono mai venuti, oppure son venuti e non hanno fatto alcunchè”.

    Questo- ha detto Angela Arone- probabilmente grazie a quella tv di servizio, che per ogni accadimento di cronaca non perde occasione di mettere in piedi processi mediatici, sommari in nome dell’audience. Eventi in cui questi professionisti non presenzialisti – al contrario di come lo sono diventati psicologi, psichiatri o avvocati – anche se intervengono in qualche trasmissione lo fanno solo perché interpellati sul singolo caso, senza avere la possibilità di analizzare in maniera più ampia i problemi o i temi a cui si fa riferimento.

    Gli A.S., infatti, possono vogliono e devono, invece, dare spessore, tridimensionalità, ad una professione, appiattita sull’emergenzialità, sulla riduzione del danno, schiacciata dalle difficoltà legate alla scarsità delle unità lavorative e delle risorse economiche, diventando sempre più promotori di prevenzione e meno operatori d’urgenza.

    Ecco perchè – ha proseguito Rita Leone -, anche attraverso la suindicata petizione pubblica indirizzata al Ministro Fedeli, questi validi e preparati nonchè socialmente utili professionisti, la cui immagine pubblica è indebolita da tutta una serie di luoghi comuni e da un’azione mediatica riduttiva e distorta, rivendicano la possibilità di mettere in pratica, anche nel mondo scolastico, le proprie competenze professionali, attraverso una giusta tutela normativa ed attuazione di quanto già esistente (i piani di zona, un esempio su tutti, ma non solo)  ma di fatto mai praticamente realizzato a causa di incertezze ed approssimazioni di diverso tipo.

    Il tutto da realizzare – ha concluso la segretaria Filai-, non appena ovunque attuati i cd Piani di Zona, attraverso i quali si concretizzerà il passaggio delle competenze delegate dalla regione ai comuni, anche in collaborazione con associazioni, organizzazioni di volontariato del terzo settore, enti pubblici e privati.

    C’è tanto da fare, ancora! … Con la collaborazione di politici ed amministratori pubblici attenti e sensibili che guardano al bene dei cittadini ce la faremo senz’altro!