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    Catanzaro – Gutenberg: Inimicandosi madre natura

    L’inquinamento marittimo al centro del dibattito che, nella giornata di oggi, gli studenti del liceo classico hanno avuto con il professore Nicolò Carnimeo, docente di Diritto della Navigazione e dei Trasporti all’Università di Bari nonché autore del libro “Com’è profondo il mare”.
    La discussione, introdotta dalla professoressa Giulia Colao, ha avuto come fulcro l’inquinamento di plastica, mercurio e tritolo, ma anche la presenza di enormi grovigli di reti che spesso le imbarcazioni si trovavano faticosamente ad aggirare durante la navigazione, ma che ancora più spesso venivano scambiati dai pesci per cibo e dunque inghiottiti (il professore riferisce di un capodoglio avente nello stomaco una rete della lunghezza di 150 metri).
    Preoccupato, Carnimeo, sorattutto per un inquietante dato riscontrato nelle analisi delle acque del Mediterraneo: il rapporto tra la plastica gettatavi ed il plancton è di 5 a 1.
    E’ seguita poi una galleria fotografica raffigurante gli esperimenti e le analisi condotte dal docente e dal suo team circa il contenuto stomacale di svariati tipi di pesci, il quale molto spesso era costituito da frammenti più o meno grandi di plastica. Non sono mancate, inoltre, diverse tipologie di uccelli marini con lo stesso problema.
    «Il nemico più infido» continuava il professore «è, tuttavia, il mercurio che venendo ingerito, si trova spesso alla base delle malformazioni dei feti». Ha suggerita, quindi, particolare riguardo nella quantità e nella qualità del pesce che si sceglie di mangiare.
    Il professore, rispondendo alla domanda di Manuel Sirianni, alunno del liceo, circa il rapporto tra inquinamento e speculazioni economiche, ha detto che «ognuno di noi può fare tanto». Inoltre ha ricordato ai ragazzi presenti che «tutte le cose che vi rendono realmente felici non possono essere comprate».
    Il docente ha infine sottolineato la sacralità della natura che, ha detto il professore «una volta dava il giusto senso dell’inferiorità dell’uomo rispetto a madre natura».