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    Reggio – L’Anassilaos promuove ‘Il rapporto tra cinema e letteratura: due linguaggi a confronto’

    Promossa congiuntamente dall’Associazione Culturale Anassilaos e dall’Associazione Fahrenheit 451 si terrà martedì 30 maggio alle ore 17,30 presso la Sala di San Giorgio al Corso l’incontro sul tema “Cinema e Letteratura/Due linguaggi a confronto”, con l’intervento di Gianni Vittorio, Presidente dell’ Associazione Fahrenheit 451. Da sempre il cinema ha attinto i suoi script da romanzi, opere teatrali o testi letterari per diventare ‘’arte’’. Infatti, a differenza dei libri il cinema venne in origine considerato di carattere strettamente popolare, sminuendo il vero valore che in realtà aveva. Questo incontro vuole essere un’occasione per mettere a confronto due linguaggi differenti tra di loro, ma che hanno saputo comunicare tra di loro.
    Sono tanti i film che si possono citare, e che hanno saputo trasporre in immagini grandi opere letterarie. Tra queste il relatore si soffermerà in particolare su tre titoli. Il primo è Il Mercante di Venezia, di M. Radford, tratto dall’opera di Shekspeare. La tematica è incentrata sull’odio dell’uomo in un contesto di fine cinquecento. Il giovane Bassanio (Fiennes) innamorato della giovane ereditiera Porzia (Collins) di Belmonte, chiede in prestito al caro amico Antonio (Irons)  3000 ducati per corteggiare la sua bella. Antonio, che è ricco ma ha tutti i suoi soldi investiti in carichi di mercanzia nei mari del mondo, chiede il denaro al suo nemico Shylock (Al Pacino), ebreo e come tale vittima di emarginazioni e umiliazioni, e quindi smanioso di vendicarsi. Shylock offre il suo denaro ad una condizione: se entro tre mesi Antonio non restituirà i soldi dovrà pagare con una libbra di carne dal suo corpo. Il secondo è Il processo del regista Orson Welles, tratto dal romanzo di Kafka, simbolo dell’uomo in crisi del novecento e del decadentismo. Joseph è un impiegato di banca dalle abitudini meticolose e precise. Un giorno due strani individui si presentano alla sua porta per informarlo che, per ordine di un misterioso tribunale, si sta preparando un processo contro di lui. Non c’è capo d’accusa, né arresto. Joseph continuerà a lavorare ed a vivere in casa sua con l’obbligo però di presentarsi di tanto in tanto per essere interrogato. Egli pensa inizialmente ad una burla escogitata dal colleghi d’ufficio, poi finisce per accettare il processo, nel quale decide di intervenire per rintuzzare le accuse calunniose mossegli da una magistratura corrotta. Ma finirà per scoprire il suo isolamento. Man mano che si avvicina il giorno del processo tutti si allontanano da lui. Non c’è che una via d’uscita: non intestardirsi a sostenere la propria innocenza e così insabbiare il processo. Passa un anno di angoscia quando, una sera, due signori vestiti di nero prelevano Joseph per condurlo in un posto deserto dove sarà giustiziato.
    Il senso di colpa, l’alienazione e l’assurdità del sistema giudiziario sono i temi trattati. Uso del chiaro-scuro, riprese dal basso sono le tecniche usate da Orson Welles. Il terzo film è Sostiene Pereira, di Antonio Tabucchi. Racconta le avventure di un giornalista durante la dittatura di Salazar a Lisbona. Questi incontra un rivoluzionario, che insieme alla sua compagna si oppone al regime, e che sarà barbaramente ucciso. Il giornalista si ribellerà anche lui, a modo suo, facendo pubblicare il necrologio pieno di elogi e contro la dittatura di tale rivoluzionario. L’opera vuole essere una riflessione sulla capacità che ognuno ha di ribellarsi nei confronti di una società dittatoriale, come all’epoca del regime di Salazar in Portogallo. Molto fedele al testo scritto, tranne nella voce narrante.
    Qui vediamo Mastroianni in una delle sue migliori interpretazioni.