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    Calabria Sanità – Dal caso di S. Giovanni in Fiore Nesci (M5S) avvia battaglia per gli ospedali montani

    «Appena dopo la mia nota sulla mancanza di anestesisti nell’ospedale di San Giovanni in Fiore (Cs), il direttore generale dell’Asp di Cosenza, Raffaele Mauro, mi ha comunicato l’avvio delle procedure per sostituire l’anestesista non più nell’organico del presidio». Lo dichiara la deputata M5s Dalila Nesci, che aggiunge: «Si tratta di una buona notizia, ma non basta avere un anestesista in più e, tra l’altro, a tempo determinato. La politica deve compiere un grosso sforzo, in autonomia, per riorganizzare gli ospedali delle zone disagiate. Ci sono due strade da seguire, la valorizzazione delle risorse umane e una nuova definizione degli standard ospedalieri, che il decreto ministeriale 70/2015 ha riorganizzato penalizzando quelle zone che si raggiungono con grosse difficoltà». «In primo luogo – continua la deputata – fa effetto sapere dagli atti che spesso al personale amministrativo sono state corrisposte moltissime ore di straordinario, che non risultano, invece, per il personale sanitario, cioè quello in trincea. Per garantire una sanità di livello, occorre personale, che è d’obbligo assumere per il rispetto della normativa europea sui turni e riposi obbligatori, su cui l’Italia è in gravissimo ritardo». «Inoltre, i cittadini devono sapere – spiega la deputata – che il governo Renzi ha confezionato tagli per ulteriori 12 miliardi e passa, il che vuol dire che i burocrati inventeranno ogni scusa, pur di ridurre e cancellare reparti e servizi. Le zone montane sono da salvaguardare per la loro specificità». «Dobbiamo convergere, perciò, per fermare – conclude Nesci – uno spopolamento altrimenti inevitabile, dato pure l’invecchiamento della popolazione residente, che richiede una sanità efficace e sicura».