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    Calabria – Sculco: “L’8 marzo grazie a Cgil, Cisl e Uil si carica di tematiche pregnanti”

    “Grazie a Cgil, Cisl e Uil, l’8 marzo si carica di tematiche pregnanti che toccano da vicino le donne calabresi, penalizzate sia quando sono dentro il mondo del lavoro, per una serie di discriminazioni salariali e di carriera, che quando sono fuori a causa delle enormi difficoltà d’accesso”. L’ha detto la consigliera regionale di Calabria in Rete Flora Sculco intervenendo questa mattina a Crotone all’iniziativa organizzata da Cgil, Cisl e Uil dal titolo “Lavoro e sviluppo. Al centro le donne”. “Se le donne potessero lavorare superando le attuali soglie che rendono il Paese fanalino di coda con un tasso di occupazione femminile fermo al 47 per cento e ci fosse un’attenzione ancora più marcata per rilanciare lo sviluppo del Sud – ha aggiunto Flora Sculco – i vantaggi si avrebbero non solo per le donne meridionali e il Mezzogiorno, ma per l’Italia nella sua interezza. E’ un dato consolidato, infatti, che l’occupazione femminile costituisce un assist formidabile per la crescita e l’aumento della ricchezza. Tutto, in questo Paese, rema contro la valorizzazione delle donne. Ci sono più donne laureate, ma già ad un anno dalla laurea, la differenza di occupazione con i maschi è del 7 per cento e poi il divario si allarga con la maternità, la carriera e il mancato equilibrio nella divisione dei compiti dentro le famiglie. Ma il dato che oggi più mi preoccupa – ha concluso – è lo stress cui sono sottoposte le donne anche per via dell’aumento dell’età pensionabile a fronte dell’inefficienza del welfare che nel Mezzogiorno è ormai un fantasma. Con la crisi del welfare e una democrazia sempre più fragile che continua a negare diritti fondamentali alle donne, mentre scarica su di loro la fatica di accudire gli anziani, i figli e i nipoti permanendo irrisolto il problema della equa distribuzione dei compiti dentro e fuori le mura domestiche, i problemi delle donne andrebbero posti al centro del dibattito politico e istituzionale. L’8 marzo è la festa delle donne, ma oggi le donne si dividono, fino a quasi non farcela più, tra quelle che, soprattutto le trentenni, non possono avere figli perché altrimenti perderebbero il lavoro, alle 50/60enni che fanno, dinanzi all’inefficienza dei servizi pubblici, le mamme, le figlie e le nonne. Se aggiungiamo l’allungamento dell’età pensionistica e le difficoltà ad uscire con una pensione ridotta del 30 per cento s’intuisce la gravità della situazione”.