di Stefano Perri – ”C’è un’eccessiva tentazione da parte di alcuni settori della società di seminare panico”. Parla così il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Regionale Sebi Romeo. Nel giorno del Consiglio che segue la sentenza della Consulta che di fatto dichiara illegittimi gli atti approvati in regime di prorogatio, dunque anche la legge elettorale calabrese, a Palazzo Campanella si tenta di gettare acqua sul fuoco. Vero è che la legge mette in discussione la legittimità della legiferazione in regime di prorogatio, ma – spiega Romeo – ”in nessuna parte della sentenza si eccepisce sulla legittimità delle consiliature”.
E poi – aggiunge – ”c’è una questione importante che differenzia la Calabria dall’Abruzzo. La nostra regione è stata chiamata a legiferare per la riduzione dei consiglieri regionali e per altre osservazioni fatte a suo tempo dalla Consulta e dal Governo, dunque si è determinata in relazione a queste”.
”C’è poi un precedente – aggiunge Romeo – che è quello del Porcellum, dichiarato incostituzionale, che non ha determinato lo scioglimento delle camere. Io credo che sulla Calabria la Consulta si pronuncerà con serenità. Su questo tema non vanno sviluppati dibattiti politici. Il Consiglio e la Giunta dovranno proseguire a lavorare, come stanno facendo, nell’interesse dei calabresi”.
Il rischio però adesso è che si allunghino ulteriormente i tempi del dibattito politico dedicato a questioni puramente funzionali. Per Romeo le risposte però stanno già arrivando. ”L’accelerazione sui fondi comunitari, le riforme in sanità, l’approvazione del Psr, la riforma dello Statuto, Garanzia Giovani, Welfare to work. Gli strumenti sono tanti – spiega Romeo – penso che dobbiamo abituarci a giudicare Giunta e Consiglio per le cose fatte. E per fare un giudizio di questo tipo un tempo congruo è di almeno dodici mesi. Altrimenti diventa una discussione che interessa poco ai calabresi”.





