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    Polizia Postale

    Ricatto “hard” dopo contatto on-line, denunciati due calabresi per estorsione

    Una 32enne di Reggio Calabria e un 37enne della provincia di Cosenza dovranno rispondere del reato di estorsione: hanno raggirato on-line un 35enne riminese che alla terza richiesta di denaro ha denunciato tutto alla Polizia postale di Rimini. Incubo finito per il giovane attirato in un dating sessuale sul web e filmato mentre dava sfogo alla sua passione, per poi essere ricattato, come riporta l’agenzia di stampa DIRE. Un reato, quello del “sex-torsion”, in aumento in tutta Italia. Solo a Rimini, dai 19 casi del 2012, si è passati ai 195 del 2014. Anche perchè, come sottolineano gli agenti e riporta DIRE, sono ancora molto poche le denunce. Eppure ogni lunedì sono almeno una quindicina a presentarsi agli uffici preposti della Questura di Rimini visibilmente preoccupati. «Nello specifico – spiega alla stampa Sergio Russo, coordinatore della Polizia postale e delle comunicazioni di Bologna – a caccia di “virtual-sex” il 35enne riminese, l’estate scorsa, si è lasciato ammaliare da una ragazza, o almeno presunta tale, conosciuta su un sito di incontri. Forse affascinato anche dal nick scelto, Belen, si è fatto convincere a concederle l’amicizia sul social network Facebook e il suo indirizzo di Skype, programma di chat e videochat “molto usato e che rende difficile risalire al titolare del profilo”. Una volta in webcam l’ignaro riminese non ha avuto problemi ad abbassarsi le mutande, non sapendo di essere registrato». E così è scattata l’estorsione: sotto la minaccia di diffondere le immagini alla cerchia di amici su Facebook e attraverso youtube, «gli sono stati chiesti prima 220 euro e poi altri 160. Alla terza richiesta, però, il malcapitato ha deciso di rivolgersi alle Forze di polizia. Gli agenti hanno tracciato il flusso di denaro dei due pagamenti su Postepay e sono arrivati a Reggio Calabria e Cosenza dove i due avevano chiesto l’attivazione delle carte con i loro documenti originali. Dopodiché i poliziotti sono arrivati, anche con i loro indirizzi Ip, ai loro indirizzi di casa e ai numeri di cellulare. Il computer dei due calabresi è stato sequestrato per verificare se siano state acquisite immagini di altre persone raggirate con lo stesso sistema.