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    Organizzarono l’evasione di Mimmo Cutrì: patteggiano i 7 componenti della banda

    Arriva a una prima conclusione alla rocambolesca, tragica evasione di Domenico ‘Mimmo’ Cutrì la cui fuga tenne con il fiato sospeso per una settimana l’Italia, nel febbraio del 2014, e che costò la vita a suo fratello Antonino, morto per un colpo esploso dall’arma di un componente del commando che aveva liberato ‘Mimmo’, davanti al Tribunale di Gallarate (Varese), dove l’uomo doveva sostenere un processo.
    Per quell’assalto, come non se ne vedevano dai tempi della mala o del terrorismo, in sette hanno patteggiato pene da 3 anni e 6 mesi fino a 4 anni e 6. Tra questi anche i membri del gruppo di fuoco che, armato fino ai denti, prese d’assalto il furgone della Polizia penitenziaria che trasportava il detenuto, allora condannato in appello per omicidio (la Cassazione ha annullato l’ergastolo con rinvio e si terrà un altro processo).
    Altri tre presunti componenti e fiancheggiatori, che non avevano presentato istanza di patteggiamento, sono stati invece rinviati a giudizio dal gup di Busto Arsizio Giuseppe Limongelli e dovranno affrontare il processo.
    Christian Lianza, accusato anche di omicidio colposo per aver colpito involontariamente il fratello di Domenico, ha patteggiato la pena a quattro anni e sei mesi. Antonino, colpito da ‘fuoco amico’, come stabiliranno le indagini morì in ospedale. I complici, prima, erano andati a prendere sua madre che aveva accompagnato il figlio agonizzante. Hanno patteggiato una pena di 4 anni e 2 mesi Luca Greco, Davide Cortesi, Aristotele Bhune e Daniele Cutrì, l’altro fratello di Domenico.
    Danilo Grasso ha patteggiato invece 3 anni e 6 mesi, e Franco Cafà un anno di reclusione.
    Le pene erano state concordate dalle difese con il pm di Busto Arsizio, Raffaella Zappatini. Tra le persone rinviate a giudizio c’è anche Carlotta Di Lauro, fidanzata di Antonino. Per catturare Domenico Cutrì, per una settimana, fu organizzata un’imponente caccia all’uomo in tutta Italia: i carabinieri di Varese e del Ros di Milano lo trovarono in un appartamento a Inveruno (Milano), nella zona in cui abita la famiglia, dove si era rifugiato con un complice. Fu un’azione di pochi secondi: Cutrì fu prima stordito dalle flash-bang sparate dai Gis, le teste di cuoio dei carabinieri, poi immobilizzato.
    Accanto a sé aveva una pistola che non fece in tempo a usare.
    Anche Domenico Cutrì, per la vicenda dell’evasione ha già patteggiato. (ANSA)