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    Ricordo di Fausta Ivaldi di Mario Nasone

    Cosa dire dei tanti anni vissuti a fianco di Fausta come Agape? Della sua storia che l’ha portata a vivere esperienze straordinarie in tanti angoli del mondo? Quando me l’ha raccontata gli ho proposto di farne un libro. Lei non voleva, si vergognava, aveva paura che potessero giudicarla come una che si  esibisce  e non come una semplice donna, con le sue fragilità,  che  si è voluta mettere al servizio delle causa dei diseredati di tutto il mondo.Poi ha accettato e mi ha chiesto di fare la prefazione e di scegliere il titolo. Non ho trovato altro che potesse riassumere la sua lunga marcia dentro i sottoscala dell’umanità : UNA VITA ESAGERATA. Un cammino  che ha voluto concludere in un’altra periferia del mondo, Reggio Calabria, che ha amato come neanche i reggini sanno fare,scegliendo come sempre di stare accanto agli ultimi.Nei giorni scorsi mi ha chiamato per l’ennesima operazione avviata di tentativo di salvataggio della  una vita di un uomo travolto dalla droga e di suo figlio. Fino all’ultimo a vivere il nessuno escluso mai di Don Italo Calabrò che l’ha fatta incontrare negli ultimi anni anche con un sacerdote straordinario, Don Domenico de Biasi e con il suo centro di accoglienza di Pellaro per i senza tetto.  Faceva programmi per i prossimi vent’anni, indomita, sempre in giro con l sua Twingo a curare le ferite della umanità più fragile della nostra Reggio.E’ morta in  battaglia come avrebbe  desiderato .

    PERCHE’ HA SCELTO DI CONCLUDERE LA SUA VITA A REGGIO; NONOSTANTE L’ETA’ E GLI ACCIACCHI? LO RACCONTA LEI STESSA.

     

    Come e perché io sia arrivata ad Agape è veramente un miscuglio di ricordi: preferisco pensare che lo abbia voluto Don Italo Calabrò. C’è una lettera, una telefonata, un viaggio di andata e ritorno a Reggio in ventiquattro ore e c’è il mio perduto innamoramento. Che sia a questo che pensava il Frate di Pietralcina?.C‘entrano molto anche gli articoli scritti sulla rivista “ Gente” dal Direttore Pino Aprile,siamo in Ottobre 2005. In un certo senso c’entra pure la morte di Fortugno e c’entrano le parole che disse il Capo dello Stato Azeglio Ciampi: “Gli italiani vi sono vicini”. Parole inutili di normale e vuota indifferenza. No, non è vero perché troppe volte quelle parole di fredda circostanza, sono state pronunciate. Preferisco quello striscione portato da tanti ragazzi: “E ADESSO AMMAZZATECI TUTTI”Questo è vero sdegno.

    Uno sdegno che sentivo mio, per una Regione che avevo conosciuto e che mi si era svelata in tutta la sua bellezza, per della gente vera che mi ha aperto le braccia prima ancora di dire “Piacere”, in un saluto normale che qui non esiste. Qui esiste il calore umano. Qui esiste l’attenzione per la persona, come quando non si vede il vicino e si pensa che è meglio bussare e vedere se ha bisogno.

    Purtroppo non  ho avuto il privilegio di conoscere Don Italo già scomparso da tempo, ma l’ho conosciuto attraverso i suoi scritti, attraverso i giovani che per primi lo hanno seguito come laici iniziando quest’opera che ancora continua come Agape. Non con tutti mi sono trovata bene, ma questo è normale.

    Vorrei precisare che il mio è stato innamoramento e non infatuazione.

    So di non essere una persona facile e molte volte i miei punti di vista sono sentenze drastiche, ma considero la coerenza delle proprie azioni legate alla coerenza della propria vita: sono indissolubili.

    L’illusione di cambiare le cose? Certamente, ma non di cambiare il mondo, questo non può essere nelle mani di una sola persona.

    Io volevo cambiare in meglio la qualità della vita anche se di una sola persona.

    Per questo per me i poveri non sono una quantità generalizzata, ma hanno ognuno il proprio nome, perché ognuno è portatore di pene e problemi che meritano attenzione e tentativo di soluzione. E’ una lotta quotidiana che a volte, porta soddisfazioni, a volte solamente pene: ma questa è la vita con tutte le sue sfumature.

    Ho fatto di tutto per rimanere in questa Regione e con questa gente: ho lavorato con e per i poveri, ho impietosito i ricchi, ho discusso senza litigare, ma a volte è peggio, con le Istituzioni. Mi sono mischiata senza rendermene conto e scappando appena ho capito, con la parte meno bella della società reggina