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    Pennisi: “Maradona, lui non è morto: è soltanto in ritiro”

    di Isidoro Pennisi – Morire a Tigre durante questo deprimente anno del Topo sembra ridicolo. Lasciamo le ipocrisie da parte. Stendiamo un piumone pietoso sulle sicure discussioni che tra gloria e censure ricorderanno quest’uomo tascabile ma ingombrante, che non è passato inosservato nemmeno alla Geologia di questo Mondo. Sappiamo che esiste il politicamente corretto.

    Esiste però anche l’umanamente corretto: meno ricordato. Almeno nel suo caso dovremmo provare a sfuggire a questa forma d’ipocrisia. L’umanità non è molto; mentre alcuni esseri umani sono quasi ogni cosa possibile: tutto.Maradona è uno di questi esseri umani. Sono in tanti, tra noi, che vivono facendosi i complimenti fino a quando non viene uno come lui e svela la loro inutilità. Fino a quando il tempo non strofina la Lampada giusta e, improvvisamente, esce il Genio, che misura ogni assenza di misura. Alla misura del football ha detto tutto Gianni Brera in poche parole e con una definizione. “Diego Armando era Baudelaire, poeta sublime. Ho visto scaturire prodezze inaudite dai suoi piedoni di belva andina; il suo tronco atticciato ha espresso obliosi prodigi di grazia e di fantasia, per i qualiandavo in estatica meraviglia: era un prestipedatore”. Non credo che ci sia molto da aggiungere. Al momento la voce del popolo e quella dei dotti convergono su un giudizio che non ammette altre tesi: è stato il miglior interprete della storia di questo sport. L’Universo però è benigno e sono sicuro che in futuro ci sorprenderà. Arriverà qualcuno che seguendo le impronte di Maradona troverà nuovamente il tesoro dei cuori della gente, li solleverà, dove i normali calciatori non possono. E lui lo sa. Maradona però ha una dote, che solo il Genio uscito da una lampada possiede: esaudisce desideri. Non quelli normali, espressi da qualcuno che cerca salvezza, felicità, fortuna. No. Senza saperlo, ma in forza della sua natura, Maradona è stato capace di esaudire i desideri di una Città, di un Popolo, di una Nazione, di un Continente. Era oggettivamente un fiume di portata modesta dentro la geografia del Mondo. Era un calciatore e non un comandante rivoluzionario. Era piccolo e scuro, non come gli eroi che sono sempre giovani e belli. Poche le scuole frequentate, scarse conoscenze della storia di questo Mondo: non era un intellettuale capace di trascinare le folle con la sua oratoria. Era un fiume di portata modesta, macome lo sono le Fiumare Calabresi, cui non daresti alcun ruolo che riguardi la maniera di scendere al mare, ma all’improvviso si gonfiano, sommano acqua, precipitano a valle, anneganole pianure e trascinano tutto quello che incontrano portandolo a casa: al Mare. Maradona è simile a una magnifica Fiumara Calabrese in cui è possibile vedere l’arcaica potenza segnalata dalla ruga tellurica che è stata capace di formare nei Secoli, ma da cui i saggi si attendono, all’improvviso, un nuovo urlo geologico. Maradona, come una Fiumara, diversamente dai Fiumisaccenti, come quello dove lui era nato (il Rio Della Plata), stava nel Mondo con il suo carattere secco, duro, franco, deciso, arso ma pronto ad accogliere un improvviso, imprevisto (non contemplato dalla Meteorologia) pianto a dirotto del Cielo, per dargli gloria, potenza e capacità di modificare gli eventi. Questo ha fatto a Napoli, quando per mano raccolse una passione diroccata da almeno due decenni passati tra un’Epidemia di Colera, un Terremoto e una ricostruzione: un momento di violenza più che di rinascita. Prese per mano questa tristezza, e per mezzo del calcio, intercettò le lacrime, le gonfiò e spazzo via la diceria che una squadra come il Napoli non poteva vincere un campionato promesso solo ad altri. Questo rifece con la sua Patria, senza stare a distinguere che la sconfitta del suo popolo, che perse del sangue, procurò dolori, per quattro scogli in mezzo all’Oceano, era colpa di Generali imbelli e senza onore, che avevano agito esclusivamente per far dimenticare ogni scomparso argentino di madre certa, durante una Dittatura feroce. Lo fece perché le guerre poi le combattono e le perdono i tuoi fratelli e le tue sorelle, e se esiste una maniera per lavare un’onta non esiste motivo al Mondo per non farlo. E lui lo fece. Nella maniera più indimenticabile, attraversando come un siluro astuto, come un missile artista, le difese nemiche, esattamente come gli Inglesi, in maniera più banale e convenzionale, avevano fatto affondando la Generale Belgramo. Diego Armando Maradona era questo tipo d’essere umano assolutamente non comune in ogni fase della storia. Perché la qualità principale di un Genio che esce dalla lampada, richiamato da mani umane che lo evocano accarezzandola con speranza, è quella di non avere nel proprio cuore e nella propria anima alcuna forma di amor proprio: il vero punto debole d’ogni essere umano. Un istinto di conservazione dell’anima che lui disconosceva. Che a lui era stato negato come un dono. Quest’assenza gli ha permesso di amare visceralmente e senza giudizio. Quest’assenza è ciò che noi dobbiamo riconoscere, perché anche a noi, cui è stato donato amor proprio in abbondanza, è permesso comprendere che farne a meno, almeno in parte, è condizione senza la quale la vita è solo un’impressione che diventa terribile realtà quando si tirano le somme. L’amor proprio ci trasforma tutti in moralisti, perbenisti, censori, predicatori, spettatori, parlatori, pusillanimi pronti a compromettersi solo per amore di se stessi, delle proprie convinzioni, delle proprie idee, del proprio destino presunto. L’amor proprio è un conformismo dell’anima, come stiamo vedendo in questi tristi mesi.Maradona ora è rientrato nella Lampada da dove era uscito. Aspetterà qualche decennio, qualche secolo, poi una mano accarezzerà nuovamente quell’oggetto eterno e uscirà nuovamente, con un altro nome, un altro sguardo, un altro ruolo. Nel frattempo andiamo avanti e, come diceva Pertini in occasione delle vittime Irpine del Terremoto, la maniera migliore per pensare ai morti è occuparsi dei vivi. Occupiamocene. Lasciamo che siano i morti per causad’amor proprio a seppellire i morti. Lui non è morto: è soltanto in ritiro.