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    50 anni della Regione, Pitaro: “Costruire un sistema-regione coeso”

    «I 50 anni della Regione (gli italiani votarono per la prima volta per le 15 regioni a Statuto ordinario il 7 – 8 giugno 1970) arrivano in un contesto attraversato da sconvolgimenti drammatici che ci chiede un forte impegno collettivo per  irrobustire ciò che unisce le nostre comunità». Lo dice il consigliere regionale Francesco Pitaro (Gruppo misto) commentando l’evento del 13 luglio 1970, quando il Consiglio regionale prima di approdare a Reggio si riunì per la prima vola a Catanzaro. Aggiunge: «L’obiettivo per la politica e le istanze più rappresentative della società, osservando la frammentazione sociale della Calabria, è andare oltre le ricorrenze. E provare a costruire ciò che, dopo mezzo secolo di regionalismo, non c’è: un sistema-regione economicamente e socialmente  coeso che possa affrontare le grandi sfide del momento e dare alla Calabria un’identità riconoscibile». Ad avviso di Pitaro: «Questa legislatura regionale non è come le altre. E spiace che la sua peculiarità sfugga a pezzi importanti della politica che pensano di cavarsela gestendo l’esistente come si è sempre fatto  o peggio orientando ingenti risorse per strategie circensi e scelte demagogiche.  Se la Regione non va oltre i soliti metodi approssimativi e non concentra le risorse materiali e immateriali per fare sviluppo sostenibile e crescita attraverso una progettualità che la renda affidabile nello scenario internazionale, si rischia di mettere in crisi lo stesso impianto istituzionale». Conclude il consigliere regionale: «Non ci sono solo ombre nel nostro regionalismo. In questa congiuntura difficile, possiamo trarre una lezione dall’ispirazione che si rinviene nel primo Statuto regionale  approvato nel 1971 (presidente del Consiglio l’on. Mario Casalinuovo) che prometteva di aggredire la “storica arretratezza” della Calabria  e realizzare la “piena occupazione” attraverso una politica segnata da coraggiosi tratti utopici e da un robusto pensiero meridionalista. Quella passione per la politica e quella volontà collettiva di aiutare la Calabria – anche allora sfiancata dal bisogno di lavoro e dalla piaga della criminalità –  dovrebbe essere per l’attuale legislatura regionale il lievito del suo agire. Alle sfide della rivoluzione digitale, dei mutamenti climatici e del sovvertimento del mondo del lavoro che direttamente ci riguardano, si risponde insieme e con scelte condivise o si perde la partita».