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    La “prescia” dei reggini

    di Gianfranco Cordì – Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, ha tracciato – in diretta Facebook– lo scenario e le linee guida che ci aspettano dopo quello che egli stesso ha definito «il terzo dopoguerra». Ovvero «dopo» che si sarà tornati a una specie di «normalità» – una volta dismesso lo stato di «emergenza» nel quale ci troviamo. Vediamole nel particolare. Innanzitutto la prima «linea guida» e il primo «scenario» riguardano il contesto internazionale. L’Unione Europea deve fornire il proprio sostegno. Il secondo «scenario» concerne lo Stato Italiano (cioè il governo): anche il governo ci deve aiutare. Il terzo «livello» riguarda la stessa «città di Reggio»: e qui il sindaco ha avuto qualcosa da dire! La città ha registrato, al suo interno, forze centrifughe e forze centripete! Da una parte c’è stato chi è uscito di casa per futili motivi e dall’altra c’è stato chi si è dato da fare per il bene comune. Infatti si è registrata, da parte degli psicologi e degli psicoanalisti, la messa in atto di un supporto – fra gli altri anche Pasquale Romeo, professionista molto conosciuto e stimato –tecnico-pratico per tutti i reggini che ne avessero avuto bisogno. Dall’altra parte i pasticceri e gli artigiani reggini (riuniti nell’APAR) hanno proposto una «pastiera sospesa» a ridosso delle prossime festività pasquali! Ma veniamo alla città e ai suoi problemi. E’ chiaro che c’è una carte di cittadini che è formata da indigenti, bisognosi, come direbbe Karl Marx «deprivati»: come aiutare costoro senza gravare sulle tasche dei reggini? Il dott. Artuso ha donato la somma 10000 euro a titolo personale. Questo va bene (da parte degli industriali: Mauro, Mangiatorella, Spinelli, Federico, Lillo Foti ecc.) ma non ci risolve i problemi strutturali: Alberto Ronchey ha fatto la distinzione, a suo tempo, fra attualità immediata e attualità permanente. I problemi strutturali di Reggio sono attualità permanente. Cioè riguardano quella sfera di interessi (che in gergo economico si dice appannaggio degli stakeholders) i quali appartengono al fenomeno economico-culturale-sociale: tipo a Reggio la ‘ndrangheta ma anche la mancanza di industrie ecc. I problemi immediati vengono risolti dalle cifre erogate da singoli cittadini: per i problemi strutturali ci vuole una marcia in più! L’essere, in filosofia, è «camolato» (è una parola del dialetto torinese usata da Gianni Vattimo per dire che ci troviamo a metà fra linguaggio e Realtà): che vuol dire’ Vuol dire che la struttura (l’essere) è quella sfera che sta a metà tra ciò che si dice di essa (giornalismo, tv, cinema, ecc.) e ciò che di essa non si può dire ma si può solo pensare ma non conoscere. Tornando a Reggio: la struttura cosa ci dice? Madri e padri che non sanno se possono uscire coi bambini piccoli… E’ un problema strutturale. Falcomatà è, come Berlinguer di fronte al caso Moro, per la linea dura. Evitate di uscire. Non abbiate «prescia»!