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    “Il senso filosofico del covid-19”

    di Gianfranco Cordì – Non importa sapere e conoscere le cause del Covid-19.  Non è questione che interessi al filosofo quella sanitaria oppure socio-economica (sovrappopolazione della Cina). Importa invece al filosofo la metafisica. La domanda da porsi è: che senso ha tutto questo? Il filosofo non è uno storico (anche se le due materie – storia e filosofia – vengono insegnate dalla stessa persona nei licei). Lo storico infatti si interrogherebbe sugli antecedenti storici di una tragedia immane come questa. Ma ciò non farebbe andare avanti di una virgola al filosofo. E’ vero che i fatti sono fatti e non interpretazioni (al contrario di quello che diceva il folle Nietzsche) ma questi fatti non ci dicono nulla sul senso. Sapere che napoleone fu sconfitto a Waterloo ci dice qualcosa sul senso della Restaurazione (ovvero quel periodo di tempo a cui si deve ascrivere l’avvenimento del Congresso di Vienna)? Evidentemente no. Compito del filosofo è quello di fare filosofia: come compito del macellaio è quello di tagliare la carne. A ciascuno il suo diceva Leonardo Sciascia. Dunque la nostra domanda è immediatamente metafisica. Che senso ha l’avvento del Covid-19 in pieno 2020? E qui subentrano considerazioni di ordine politico, religioso, antropologico, logico, scientifico e psicologico. Il 2020 si trova nel pieno di un momento di riflusso (ZygmuntBauman diceva «Retrotopia») nel mezzo del quale vecchi problemi richiedono soluzioni nuove. E nuovi problemi si stanno affrontando con vecchi metodi. Un momento globale di riflusso che prevede un momento transitorio di crisi dovuto, questo si, anche a fattori sanitari e di grandi catastrofi globali («Schock economy» è uno dei titoli di Melania Klein). Questo momento di crisi dovuto al riflusso vede da una parte, e questo è il piano politico, il ritorno di vecchie ideologie (populismo, sovranismo, movimenti identitari, protezionismo) e un arretramento della sinistra in tutto il Pianeta. Ma veniamo al piano economico: qui si registra la suddivisione netta non tra chi è povero e chi è ricco. Ma invece tra chi è connesso alle grandi Reti dell’informazione globali e tra chi è disconesso. Una nuova diseguaglianza. Dal punto di vistta antropologico e psicologico si registra una strana, impellente e perdurante precarietà (degli affetti, del lavoro, ecc.). Il panorama di questa crisi del 2020 è completo: diseguaglianze, politica in arretramento e transitorietà. Aveva ragione Jean Baudrillard: metafisicamente i simulacri hanno preso il posto della realtà. E dunque se questa è la situazione nel marzo 2020: che senso ha questo virus? La risposta metafisica è una sola: la realtà (il fatto di potere anche stare male nella vita; il che a qualcuno varrebbe la pena di ricordarlo ogni tanto…) si è annunciata attraverso una pandemia che non è solo un fatto sanitario ma è qualcosa che incide a livello politico-sociale. E dunque? Bentornata Realtà!