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    Il Csoa Cartella alle giornate d’azione nazionali

    Il CSOA “Angelina Cartella” aderisce alle giornate d’azione nazionali in solidarietà con lo sciopero della fame di massa attualmente in corso nelle carceri della Turchia e non solo, promosse da Rete Jin (la rete di donne in solidarietà con il movimento delle donne curdo, l’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia, Retekurdistan Italia e gli ex combattenti YPG/YPJ italiani) chiedendo agli organi di stampa del territorio di rompere il silenzio su questo sciopero della fame a tempo indeterminato, portato avanti ormai da parecchi mesi da oltre 7000 persone con la richiesta di porre fine all’isolamento di Abdullah Öcalan, che, sequestrato in Kenia a seguito di un complotto internazionale nel febbraio del 1999, dall’aprile 2015 si trova in isolamento totale nell’isola prigione di Imrali.

    Questo isolamento è una tortura, una violazione dei diritti umani e delle leggi internazionali e nazionali turche.
    Ha dato inizio allo sciopero della fame nelle carceri turche, il 7 novembre 2018, Leyla Güven, deputata curda del partito HDP (Partito democratico dei popoli); a lei dal mese di dicembre si sono uniti attivisti curdi a Strasburgo e militanti in Iraq, Regno Unito, Canada, Germania, Francia. All’interno dei conflitti in Medio Oriente, Öcalan è la voce che propone la via della democrazia popolare e diretta come percorso per costruire una pace duratura. L’isolamento a lui imposto dal governo turco è sentito come imposto ad un popolo intero attraverso la sua persona: isolare Öcalan significa isolare colui che ha dato origine e forza al movimento di liberazione del popolo curdo, significa isolare colui che ha ideato il confederalismo democratico, allontanando da queste idee chi in tutto il mondo le vuole mettere in pratica. Significa anche un attacco diretto alla rivoluzione del Rojava, in Siria del Nord, fondata sulla convivenza pacifica dei popoli, sul loro autogoverno democratico, sulla liberazione delle donne e l’uguaglianza dei generi, sull’ecologia radicale, e sotto la costante minaccia delle potenze regionali e globali.
    Lo sciopero della fame iniziato da Leyla Güven ci riguarda tutte e tutti: portare solidarietà a questa protesta significa combattere il fascismo di Erdoğan in Turchia, ma significa anche agire in ogni parte del mondo per costruire assieme un’alternativa sociale e globale alle disuguaglianze ed allo sfruttamento. Un regime quello turco con cui Europa ed Italia sono compromesse (la Turchia di Erdogan riceve fondi dall’Unione Europea per chiudere la via dei Balcani ai migranti) e fanno affari (la Turchia acquista armi e software dalla nostra Finmeccanica/Leonardo).
    E dunque i nostri media rimangono in silenzio – ma come si può rimanere in silenzio di fronte a 7000 persone in sciopero della fame a oltranza? Il CPT (Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura) non interviene concretamente, né lo fanno le istituzioni nazionali ed europee. Addirittura Amnesty International, che si proclama così indipendente e in difesa dei diritti umani, resta in silenzio.
    In Italia inoltre si stanno mettendo sotto accusa coloro che hanno sostenuto attivamente la rivoluzione del Rojava, combattendo nelle milizie popolari contro lo Stato Islamico; tra Torino e Nuoro sei persone rischiano la misura di sorveglianza speciale (che comporta una grave limitazione delle libertà personali, prime tra tutte quelle di movimento e di riunione), in quanto ritenute socialmente pericolose, non perché hanno commesso crimini, ma perché hanno pubblicamente dichiarato la loro partecipazione e sostegno alla rivoluzione siriana. Ma l’Italia non è solo il paese che vende elicotteri da guerra alla Turchia e mette sotto processo la solidarietà internazionale, è anche il paese d’origine di Lorenzo Orsetti, partigiano d’oggi che per la rivoluzione confederale in Siria ha combattuto fino al 18 marzo, giorno in cui è caduto insieme ai suoi compagni in una delle ultime battaglie contro l’ISIS. Ascoltare e diffondere la voce di chi è in sciopero oggi è uno dei tanti modi con cui vogliamo prenderci la responsabilità della sua memoria e dell’importante compito per cui ha vissuto e che ci ha lasciato in eredità: sentire che ogni popolo che lotta per la libertà è il nostro popolo, scegliere da che parte stare ovunque ci troviamo.
    Aderiscono alle giornate:
    Casa delle donne di Milano
    Zazie nel Metro (Roma)
    CISDA Comitato Italiano in Solidarietà alle Donne Afgane
    Milanoinmovimento
    LUME laboratorio universitario metropolitano
    Csoa lambretta Milano
    Casc lambrate Milano
    Csoa ZAM Milano
    RSM rete studenti Milano
    Armata pirata 161
    Rete Kurdistan Sardegna
    Asce (Associazione Sarda Contro l’Emarginazione)
    Sa Domu (Cagliari)
    Casa del Popolo-Gallura, Olbia, Sardegna
    Comitato Kurdistan ” Aysel Kurupinar ” di Firenze
    ASSEMBLEA BENI COMUNI / DIRITTI di Firenze
    IFE – Italia
    Le Mafalde
    MFPR (Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario)
    lavoratrici Slai Cobas per il sindacato di classe
    exOPG – je so pazz, Napoli
    Casa delle donne lucha y siesta
    Arci Solidarietà e Sviluppo nuoro
    “Rete Unitaria Antifascista Sulcis-Iglesiente” – Sulcis-Iglesiente, Sardegna
    Anpi Nuoro “l’umanità al potere”
    centro sociale Askatasuna
    InfoAut
    Mensa occupata Napoli
    Studentato Autorganizzato Orso
    LOA Acrobax Project
    Non Una Di Meno -Bologna
    Rete Radiè Resch -Cagliari
    Laboratorio CRASH, Bologna
    CUA Bologna
    spazio pubblico autogestito XM24, Bologna
    circolo anarchico Berneri, Bologna
    Centro sociale Labàs, Bologna
    Centro sociale TPO, Bologna
    Ya Basta Bologna
    Spazio libero autogestito VAG
    Ponte donna
    Non Una Di Meno – Castelli Romani
    Collettivo Studenti Federico II (Napoli)
    CSOA Officina 99
    Lab. Occ. Ska
    Mala Servanen Jin – Pisa
    Amazora, collettivo di autodifesa femminista – Bologna
    Fronte popolare SiCobas – Messina
    Iniziativa Antagonista Metropolitana Firenze
    CPA – Firenze
    Csoa Angelina Cartella Reggio Calabria
    Ex Caserma Rossani occupata – Bari
    Mamme in piazza per il diritto al dissenso
    Camminando a passo lento (Torino)
    Rete Kurdistan Cosenza
    Azadi (Cosenza)
    Rialzo (Cosenza)
    Sparrow (Spazio precario autogestito) Rende
    Cobas lavoro privato Cosenza
    Compagne e compagni di Genova
    Associazione muffa (Macerata)
    USB Bologna
    Lo Yeti (Roma)
    Mamme per Roma Città Aperta
    Biblioteca popolare-comitati di quartiere (Taranto)
    Non Una Di Meno – Napoli
    Non Una Di Meno – Lago di Garda