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    Seminario su “Riciclaggio 4.0, blockchain e criptovalute: politiche di contrasto”

    Si è tenuto lunedì 11 marzo il seminario promosso dal Centro Studi delle Politiche Economiche e Territoriali diretto dal Prof. Domenico Marino su tema: Riciclaggio 4.0, blockchain e criptovalute: politiche di contrasto che ha approfondito il tema delle nuove forme di riciclaggio in una economia che ha sempre di più i caratteri della digitalità.

    Hanno partecipato al Seminario, presentando interessanti contributi, il dott. Francesco Minisci, Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Magistrati, il dott. Filippo Aragona, Magistrato presso il Tribunale di Reggio Calabria, il Prof. Massimiliano Ferrara dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, il dott. Gaetano Giunta della Fondazione di Comunità di Messina, il Prof. Domenico Marino dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e il dott. Pietro Stilo dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
    La criptovaluta costituisce oggi lo strumento più efficiente per le transazioni illegali a prescindere dalla quantità delle transazioni illegali. Le criptovalute sono più efficienti per il riciclaggio rispetto al contante per la grande facilità e velocità di spostamento e a fronte di un livello di anonimato quasi comparabile. L’uso illecito delle criptovalute può estrinsecarsi direttamente nell’attività di laundering di profitti illeciti, ma la criptovaluta può anche essere lo strumento attraverso cui si rende possibile la realizzazione di un’attività criminosa. Appartengono quest’ultima categoria di azioni sia le estorsioni online fatte da hacker che entrano in possesso dei dati custoditi sui computer, sia il pagamento di un riscatto a a seguito di un rapimento a scopo di estorsione (caso verificatosi qualche giorno fa in Norvegia e prima ancora in Costa Rica e ad Hong Kong), sia la remunerazione di attività di attività criminose compiute per conto terzi (omicidi su commessa, traffico di droga e di armi). Se riflettiamo, poi, sulla struttura del sistema della criptovaluta vediamo che in sostanza dal punto di vista economico non può in nessun caso essere considerata moneta in senso tecnico. La moneta può avere un valore intrinseco, una moneta d’oro, o essere moneta fiduciaria che necessita di qualcuno che garantisca la transazione. Le criptovalute non appartengono a nessuna di queste due categorie e pertanto non sono moneta.
    Appare fondato il sospetto che tutto il sistema delle criptovalute altro non sia che un moderno “Schema di Ponzi” in cui i primi entranti guadagnano a scapito di coloro che entrano successivamente, ricalcando esattamente la truffa colossale messa in piedi negli Stati Uniti degli anni Venti da un italoamericano di nome Carlo Ponzi che legò il suo nome a quella truffa.
    Queste considerazioni portano necessariamente a due conclusioni. La prima è che analizzando il meccanismo di funzionamento delle criptovalute dal punto di vista economico non si può che concludere che l’unico scopo razionale ed efficiente per l’utilizzo di criptovalute negli scambi è il riciclaggio e il supporto alle attività illecite e la seconda è che, considerate queste premesse, l’unica forma ragionevole di regolamentazione è il divieto assoluto di utilizzo delle criptovalute in qualunque tipo di transazione economica e la loro messa al bando dal sistema economico legale.