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    Liberi e Uguali aderisce alla mobilitazione del 10 Novembre contro il ddl Pillon

    Il disegno di legge 735, di iniziativa del Senatore Pillon,  interviene in materia di diritto di famiglia lasciando intendere di voler offrire garanzie sulla bigenitorialità e sul miglioramento delle condizioni d’affido condiviso dei figli.

    Ben poca capacità ermeneutica basta invece a svelare  che il testo, pressoché in ogni sua parte, costituisce e, finemente prepara, un vero e proprio assalto ai diritti fondamentali dei figli minorenni e delle madri.

    La proposta prevede che venga tolta l’assegnazione della casa al minore, il quale, sostanzialmente, dovrà condurre la propria esistenza peregrinando in modo alternato tra le due abitazioni dei genitori, senza il ben che minino riguardo delle esigenze di stabilità e radicamento che sono proprie dell’età evolutiva, in piena offesa del bisogno di mantenimento dei rapporti interpersonali del minore da svolgersi in stabili abitudini quotidiane, nello spazio vitale che viene naturalmente percepito come unico e proprio.

    Tutti noi riconosciamo una casa come l’unica nostra possibile, l’obbligo ad  averne due in cui coattivamente fare navetta per rispondere al bisogno di divisione paritaria dei tempi degli altri, con buona pace dei nostri,  comprimerebbe in noi il sentimento di libertà nello spostamento fisico della nostra persona. Non si spiega, né si può in alcun modo giustificare, l’idea che per un minore debba essere diverso da così obbligandolo a percepire, e vivere, i concetti di tempo e di spazio in modo difforme rispetto la loro più spontanea intuizione: tempo e spazio concepibili anzitutto nel conforto della loro continuità e della loro permanenza, senza vagabondarne il senso per il capriccio d’altri.

    Con la previsione di eliminazione dell’assegno di mantenimento, inoltre,  il ddl ingenera il serio rischio di penalizzare, in fase di separazione, non solo il genitore meno abbiente ma anche i figli; ciascun genitore pagherebbe le spese del figlio non in base al proprio reddito, ma solo relativamente ai consumi durante il tempo in cui sta con lui, tutto in nome di una spartizione aritmetica di pretese tra adulti che finirebbe con lo spacchettare, oltre che il tempo dei figli, anche il loro tenore di vita, bambini e giovanissimi vivrebbero così nella coercizione di  un pendolarismo fisico tra realtà economiche disomogenee, in un gioco di possibilità discontinue ed alterne.

    Il disegno di legge introduce altresì la mediazione obbligatoria, un trattamento forzato non gratuito, eccezion fatta per la non onerosità del primo incontro, ma terapia imposta a spese dei separandi, una previsione di grave lievitazione dei costi delle separazioni.

    L’obbligo di adire un organismo di mediazione familiare è inaccettabile se pensiamo quante donne, madri di figli minori, si separano dopo aver subito violenza dal proprio partner; la violenza di genere non è né mai potrà essere considerata mera contesa di coppia risolvibile con interventi di intercessione, inutile anche per provare a dimostrare, da vittime, di non aver operato alcun plagio sui figli che, per spontaneo rifiuto, non desiderano più vedere il genitore aggressivo e prevaricatore.

    La fantomatica alienazione parentale che porterebbe il figlio a rifiutare un genitore, spesso il padre, secondo il ddl, avrebbe la sua ragion d’essere in una presunta campagna di denigrazione che il genitore alienante farebbe contro l’altro. La teoria della Pas non è in verità suffragata da alcuna evidenza scientifica e  concorre a rafforzare soltanto raffigurazioni stereotipate di madri strateghe di manipolazioni psicologiche sui bambini.

    Congetture teoriche contro le donne che levano via presto l’impiccio di analizzare più scrupolosamente i motivi che portano un figlio a rifiutare un genitore, un fatto gravissimo che spesso trova causa in vissuti familiari squilibrati, di enorme anaffettività e freddezza, in ambiti di perpetuata violenza verbale e fisica tali da minare la considerazione del figlio per il genitore sopraffattore.

    Sconcertante leggere che i figli che non vogliono più vedere uno dei dei due genitori, nella maggior parte dei casi il padre, possano essere strappati dall’altro genitore, spesso dalla madre additata come maliarda incantatrice, per essere reindirizzati coattivamente all’affettività perduta, dimenticando    attraverso un improbabile “medicamento di legge” di aver provato paura, vergogna, disistima, dolore, rabbia, verso chi non è stato capace di coltivare in lui sentimenti di protezione ed amore.

    Un percorso allucinante di  “leva obbligatoria” al recupero di un’affettività posticcia a cui i minori si obbligheranno solo per il timore di essere spediti in strutture protette per essere allontanati dal genitore da loro amato e riconosciuto come unica persona di riferimento nel proprio percorso di crescita emotiva.

    Per tanta riflessione, in qualità di iscritti al gruppo Leu di Reggio Calabria, aderiamo ufficialmente alla mobilitazione che il prossimo 10 Novembre si terrà in tutto il Paese per chiedere l’immediato ritiro del disegno di legge Pillon.

    Nostra la convinzione che le prerogative delle donne e dei minori non possano seguire “cammini neocatecumenali” con pellegrinaggi ideologici su testi normativi, le visioni di fede del Senatore Pillon e dei suoi sodali seguano un altro itinerario perché da questa parte la strada resterà sbarrata da muraglie di resistenza civile, una che impegnerà la nostra forza politica indefessamente ogni volta che si tratterà di tutelare le categorie sociali più fragili e dunque lavorare per il rafforzamento dei loro diritti.

    Per Liberi e Uguali RC

    Laura Bertullo, Demetrio Delfino, Alex Tripodi, Filippo Quartuccio, Beniamino Condoluci, Francesco Le Pera, Francesco Nicolò, Domenico Forgione, Viviana Porcino, Fabio Sartiano, Tiziana Salazzaro, Menita Crucitti, Claudia Leone, Rossana Romeo, Irene Smorto, Vittoria Fazzone, Grazia Milardi, Casciano Francesca.