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    Reggio Calabria: l’Anassilaos dedica approfondimento alla battaglia di Lepanto

    Si legge nella Cronaca di Cristoforo Zappia e del decano Antonio Cannizzone “L’armata Veneziana a 18 luglio (1571) comparì sopra Capo Stilo, ed a 22 detto entrò in Messina, e Marco Antonio Colonna ed altri capitani passarono in Reggio” . “In detto anno –si legge ancora – a 23 Agosto venne Don Giovanni d’Austria coll’Armata in Messina ed ai 16 settembre passò alla Fossa San Giovanni; la città di Reggio li regalò molti giovenchi, castrati, frutti ed agrumi; a 17 detto partì con le galere veneziane, galeazze, navi ed altri vascelli che in tutto erano numero 217, e s’incaminarono verso Levante”. “In detto anno – si legge ancora nella Cronaca – a 7 ottobre, giorno di domenica, la predetta armata s’incontrò con quella dei Turchi che disfece, salvatosi solamente il Bassa Lucciali con 30 galere”. La Battaglia di Lepanto – ricordata anche nella Cronaca del Cantore reggino Antonio Tegani – alla quale sarà dedicato un incontro che si terrà martedì 8 maggio 2018 presso la Sala di San Giorgio al Corso con inizio alle ore 17,30 nell’ambito del ciclo dedicato alla grandi battaglia della storia curato dal Dott. Luca Pellerone, studioso di storia e Vice presidente di Anassilaos Giovani, con l’introduzione di Giacomo Marcianò, coordinatore del Sodalizio, ha un dunque un importante risvolto reggino visto che tra Messina e Reggio Calabria si radunò l’ingente flotta che il 7 ottobre avrebbe sconfitto l’armata ottomana nelle acque di Lepanto. Lo Spanò Bolani, lo storico per eccellenza della Città di Reggio Calabria, sostiene peraltro che il Comandante della flotta, l’Arciduca Giovanni d’Austria dopo la vittoria “approdò a Reggio colla sua flotta e sceso in Città vi dimorò parecchi giorni”. Lo scontro navale, conclusosi con la vittoria dell’armata cristiana riunita sotto la Lega Santa, fortemente voluta da Papa Pio V che riuscì a mettere insieme – cosa alquanto rara – le forze navali della Repubblica di Venezia, della Spagna di Filippo II con i suoi possedimenti italiani (Napoli e Sicilia, dello Stato Pontificio, della Repubblica di Genova, dei Cavalieri di Malta e di altri stati italiani, costituisce un episodio importante dello scontro che opponeva una parte dei paesi del Mediterraneo – ma non la Francia, in più circostanze alleata dell’impero ottomano in funzione antispagnola – all’espansionismo della Sublime Porta. Lepanto si connotò di un aspetto religioso ben preciso. Il Papa attribuì infatti la vittoria all’intercessione della Beata Vergine Maria e istituì la «Festa di Santa Maria della Vittoria», successivamente trasformata da Papa Gregorio XIII nella «Festa del Santissimo Rosario». Si racconta che durante la battaglia il Pontefice si affacciasse alla finestra rimanendo per alcuni istanti in estasi con lo sguardo rivolto ad Oriente ed esclamasse, infine, “Non occupiamoci più diaffari. Andiamo a ringraziare Dio perché la flotta veneziana ha riportato vittoria”. A spiegare l’entusiasmo che la vittoria suscitò anche negli storici reggini occorre ricordare che la nostra città fu, per tutto il Cinquecento, oggetto di incursioni rovinose da parte degli Ottomani, coadiuvati peraltro, dagli stessi Francesi, visto che il Re “Cristinianissimo” di Francia – questa la titolatura di cui si vantava – non disdegnava di collaborare con i turchi pur di arrecare il massimo danno possibile agli Spagnoli e ai loro possedimenti. La vittoria alleggerì per un certo tempo la pressione ottomana nel Mediterraneo ma già il 2 settembre del 1594 Sinan Cicala con 96 navi penetrò nella Città abbandonata dai suoi abitanti e la mise a ferro e a fuoco, tornando ancora nello Stretto nel 1598 e nel 1602.