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    Reggio Calabria – Il prossimo appuntamento dell’Anassilaos

    Si terrà giovedì 1° marzo alle ore 16,45 presso la Villetta De Nava della Biblioteca Comunale, promossa dall’Associazione Culturale Anassilaos congiuntamente con il Comune di Reggio Calabria e la Biblioteca Comunale “Pietro De Nava” l’incontro sul tema “Cento anni fa l’influenza spagnola/1918-2018”. Interverranno il Dott. Rubens Curia, che analizzerà dal punto di vista medico-scientifico la pandemia, e il Prof. Antonino Romeo. Introdurrà l’incontro il Dott. Luca Pellerone, vicepresidente di Anassilaos Giovani. Cento anni fa, nel mese di marzo del 1918, si ebbero le prime avvisaglie di quella che, dopo la peste nera del 1348, sarebbe stata una delle più gravi epidemie su scala globale, quella influenza che tra il 1918 e il 1920 avrebbe ucciso, secondo le stime più aggiornate, tra i cinquanta e i cento milioni di individui; un numero di gran lunga superiore ai morti provocati dalla Grande Guerra che ancora infieriva in Europa. Il primo caso riconosciuto del male si verificò negli Stati Uniti il 4 marzo del 1918 e ha un nome e cognome, quello del cuoco militare Alber Gitchell che si presentò all’infermeria di Camp Funston, in Kansas, con “mal di gola, febbre e mal di testa”, sintomi di una banale influenza che in realtà celava quel morbo letale che da lì a poco sarebbe dilagato negli Stati Uniti e poi in Europa, portato dalle truppe statunitensi che sbarcavano nei porti francesi, per poi diffondersi lungo le trincee del fronte occidentale e da lì in tutto il continente, alla Cina, al Giappone, all’India, all’Australia e al Sudamerica. Il male infierì anche in Italia, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud (Sicilia, Calabria, Lazio, Puglia) uccidendo all’incirca 600.000 persone, soprattutto giovani. Si trattava di una pandemia, provocata da un virus influenzale di tipo H1N1, oggi conosciuta come “influenza spagnola” o, più semplicemente “spagnola” perché furono i giornali del paese iberico, non soggetti alla censura che vigeva nei paesi belligeranti, a dare le prime notizie su un male poco conosciuto la cui diffusione le autorità delle nazioni in guerra cercavano di nascondere, per non allarmare i soldati ancora nelle trincee, e osservavano con inquietudine e sospetto temendo l’utilizzo di una qualche arma biologica e chimica da parte del nemico anche se il malanno in modo equanime attraversava le trincee uccidendo uomini schierati su opposti fronti. Una delle caratteristiche più misteriose del morbo era dato dalla constatazione che esso colpiva soprattutto i più giovani. Circostanza che oggi può essere agevolmente spiegata con il fatto che gli anziani avevano con ogni probabilità conosciuto epidemie precedenti da altri virus di tipo H1N1 meno letali, ed erano pertanto protetti da anticorpi mentre i giovani non lo erano. La pandemia non ebbe effetti sul corso della guerra che si concluse nel novembre del 1918 con la vittoria degli alleati occidentali ma provocò la morte di parte della intellighenzia europea, da Apollinaire a Egon Schiele, dal grande sociologo Max Weber a Edmond Rostand. Tra gli scomparsi anche due dei veggenti di Fatima Francisco Marto e Giacinta Marto, proclamati santi da Papa Francesco nel 2017.