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    Convegno “DIAMO I NUMERI”: il bilancio sulle vittime della Caccia in Calabria

    Domenica 25 febbraio, alle ore 16.30 presso il “Music Cafè Risorgimento” di Cerisano (CS) si è tenuto un incontro sul bilancio della stagione di caccia 2017-2018 promosso dalla sede locale di “Legambiente” dal nome “Diamo i numeri”, organizzato e ideato dal coordinatore zonale Andrea Azzinnaro. L’evento che ha visto come relatori: Rosalba Reda (OIPA Cosenza), Roberto Santopaolo (Lipu Rende) e Salvatore Belfiore (Ass. GALA Catanzaro), ha raccolto la presenza di numerosi partecipanti del circondario e di esponenti del mondo dell’ambientalismo calabrese. L’incontro è nato dalla necessità di fare chiarezza sulla situazione faunistica calabrese, all’indomani della cessazione ufficiale della stagione venatoria terminata appena il dieci di febbraio. Molti gli interventi e le osservazioni da parte del “pubblico” che si è reso parte attiva al dibattito aperto. Giorgio Berardi (responsabile LIPU Calabria) si è detto disposto a continuare incontri del genere, anche nella prospettiva di inclusione maggiore e capillarizzata di tutte le realtà che “militano” nel variegato mondo della difesa della fauna selvatica in Calabria. Rosalba Reda inoltre, ha illustrato, anche attraverso la visione di un breve filmato, sulle atrocità operate dai cacciatori e dai numerosi bracconieri, le molte e incomprensibili ed efferate “torture” che i nostri animali selvatici sono costretti a subire per quello che, ancora nel 2018, viene annoverato come uno “sport”. “La caccia, non può più e non dovrebbe essere considerato uno sport come gli altri, perché non prevede nulla di “formativo” o “costruttivo” essendo basata sul solo “diletto” del cacciatore, che affronta gli animali indifesi abbracciando delle armi…il tutto per semplice divertimento e/o soddisfazione personale del cacciatore…In cosa consisterebbe quindi l’attività formativa, ludica e costruttiva tipica di tutti gli altri sport? Come può il piacere sadico e crudele di pochi, rappresentare una “regola” addirittura condivisa e ufficializzata da strutture governative e amministrative? Nel 2018 non si caccia più per sopravvivere”. Roberto Santopaolo della Lipu di Rende, ha poi dimostrato, anche attraverso l’ausilio di supporti digitali, l’impatto negativo della caccia sulla fauna selvatica e sulla biodiversità. “Ogni anno in Italia vengono abbattuti milioni di animali, molti di questi (18 delle 34 specie di uccelli cacciabili)  appartengono a specie le cui popolazioni in Europa versano in uno stato di conservazione sfavorevole e per questo la caccia dovrebbe essere vietata. Molte specie inoltre sono cacciate in periodi particolarmente delicati come quello della migrazione prenuziale, situazione questa aggravata ancor più dalle preaperture della caccia alla prima domenica di settembre permettendo così di abbattere animali giovanissimi quando questi sono ancora alle dipendenze dei genitori. E poi non bisogna sottovalutare l’inquinamento da piombo un metallo pesante, tossico contenuto nelle cartucce. Un diluvio di frammenti velenosi che si accumulano ovunque, nei prati e nei boschi, sul fondo di laghi, fiumi e stagni, responsabile nell’uomo di molte patologie gravi, saturnismo e morte negli uccelli. Secondo il rapporto dell’ISPRA nella sola stagione venatoria 2014-2015 i cacciatori hanno riversato sui terreni 10.000 tonnellate di piombo. Non è assolutamente vero che la caccia e l’attività dei cacciatori sono utili a regolare gli equilibri della natura sostiene ancora Santopaolo. E’ vero il contrario, ossia parte degli squilibri è dovuta proprio alla caccia, come la scomparsa dei grandi carnivori e l’introduzione di animali estranei ai nostri ambienti per fini venatori (si vedano alcune sottospecie di cinghiali). E pensare che nonostante la stragrande maggioranza degli italiani sia contro la caccia (80%), lo stato italiano (regioni ed enti locali) usa i soldi dei contribuenti per finanziare questa pratica pericolosa e violenta che fa molto male alla natura e alle persone.

    Il bollettino di “guerra” della stagione venatoria 2017-2018 registra 114 persone coinvolte,  84 feriti e 30  morti di cui anche minorenni e persone che con la caccia non centravano proprio nulla!” Salvatore  Belfiore (Ass. GALa di Catanzaro) ha anche sottolineato l’importanza di fare un fronte comune di tutte le associazioni presenti sul territorio calabrese e di portare le nostre istanze nelle opportune sedi: “ E’ arrivato il momento che , chi ci governa, presti attenzione a chi ha veramente a cuore le sorti dei nostri animali selvatici, che ricordiamo, appartengono a tutta la collettività  e che quindi non sono e non possono essere una “proprietà” gestita e “abusata” dalla lobby dei cacciatori, che dimostra, ahinoi, di avere delle pesanti ascendenze di consenso in molte strutture politiche. E’ inspiegabile infatti, e non mi stancherò mai di ripeterlo, come sia stato possibile, autorizzare con largo anticipo la rovinosa stagione di caccia appena trascorsa, dopo l’estate 2017 che ha visto i nostri territori martoriati da incendi e siccità. Sarebbe bastato, applicare la legge regionale 157/92 che vieta e/o riduce l’attività venatoria per “sopravvenute condizioni ambientali” per permettere alle moltissime specie animali selvatiche di ritrovare il giusto equilibrio…ma i nostri amministratori non ci hanno prestato ascolto. A nulla è servito avere presentato un ricorso al TAR Calabria insieme all’avvocato Angelo Calzone (WWF Vibo) lo scorso autunno”. Moltissimi quindi i temi e gli spunti di lavoro, che sono stati raccolti e condivisi. Il prossimo appuntamento, verrà organizzato a breve, prima della primavera, perché: “ le necessità di costituirci “fronte comune e capitalizzare le nostre esperienze di attivismo e tutela ambientale, devono e possono diventare un metodo” di lavoro condiviso e costruttivo” ha concluso Andrea Azzinnaro.