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Interrogazione parlamentare M5S su Politiche sociali, Molinari: ''In Calabria ignorati i diritti più elementari in nome dei patti di stabilità''

25 Febbraio 2014
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 6 minuti
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Di seguito la nota diffusa dall’Ufficio stampa: Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per la coesione territoriale e dell’interno. –

Premesso che:
per quanto riguarda il livello regionale, i dati dell’Istituto nazionale di statistica del 2009 relativi alla spesa locale a favore dei servizi sociali, inclusi i servizi all’infanzia e alla non autosufficienza, rilevano che la Calabria è l’ultima regione italiana sia in termini di spesa per abitante, che per spesa in rapporto al PIL;
sempre secondo i dati ISTAT, per il 2010 la Calabria risulta penultima tra le regioni italiane in termini di numero di Comuni che hanno attivato servizi per l’infanzia e asili nido e risulta ultima regione per quanto riguarda la presa in carico dei servizi socio-educativi dei bambini di 0-2 anni nell’anno scolastico 2010/2011: la copertura della domanda di servizi pubblici alla prima infanzia, infatti, è del 2,38 per cento rispetto al target europeo del 33 per cento;
i dati relativi all’offerta di asili nido a Reggio Calabria, reperibili sul sito del Comune relativamente ai servizi sociali, sia pubblici che privati, vedono: un’offerta pubblica limitata a due strutture comunali, per un totale di 120 posti disponibili; una struttura aziendale, destinata a figli di dipendenti comunali e bambini provenienti dalle liste di attesa dei nidi comunali, pari a 25 posti disponibili; altre strutture private gestite dalla Federazione italiana scuole materne, senza alcun tipo di convenzione con enti pubblici, che ospitano 150 bambini in 20 micro-nidi e ulteriori 50 nidi nel Comune e nelle sue frazioni ospitanti 750 bambini;
l’offerta totale rappresenta una disponibilità molto limitata rispetto a una platea che, secondo i dati dell’ultimo censimento, è stata stimata per il 2011 in 5.090 bambini di età compresa tra 0 e 3 anni;
entrambi gli asili comunali di Reggio Calabria sono chiusi per inagibilità dal luglio 2012 riducendosi, sino a novembre 2013, la disponibilità pubblica a 25 posti, pari a una copertura reale dello 0,49 per cento. L’ultimo avviso pubblico del gennaio 2013 relativo all’anno educativo 2012/2013 per le iscrizioni ai nidi comunali è ristretto al nido aziendale, mentre l’ultimo avviso per le due strutture comunali risale all’anno 2011/2012;
successivamente i media locali hanno diffuso la notizia della probabile chiusura dell’unico asilo nido comunale rimasto attivo a Reggio Calabria, denunciata da alcune madri ed in seguito effettivamente avvenuta. Il tasso effettivo di copertura di servizi all’infanzia della città è attualmente dello 0 per cento: si nega di fatto a tutti i bambini di età inferiore ai 3 anni di Reggio Calabria l’accesso ad asili nido pubblici;
la chiusura delle strutture comunali, oltre che per le famiglie, ha comportato conseguenze negative anche per le lavoratrici della cooperativa Arcobaleno 2000, che gestisce i servizi di asilo nido per il Comune nelle due strutture situate nei quartieri di Archi e Gebbione, cooperativa che avanza spettanze arretrate che impediscono il pagamento delle socie-lavoratrici;
nonostante l’allarme dei commissari in ordine al forte interesse della ‘ndrangheta per il settore delle politiche sociali, a causa della rilevanza delle risorse finanziarie stanziate, come si può rinvenire nella relazione della commissione d’accesso del Ministero dell’interno che ha disposto lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria, le testimonianze di rappresentanti di associazioni e cooperative del terzo settore parlano di stallo, se non di situazione emergenziale, riguardo ai servizi disponibili sul territorio. II portavoce del Forum del terzo settore nella provincia di Reggio Calabria nel corso di un’intervista del maggio 2013 ha detto: “II commissariamento del Comune di Reggio Calabria va letto all’interno del contesto più generale della regione e della provincia. E’ evidente che siamo di fronte ad una crisi istituzionale e politica senza precedenti. Quasi il 50% dei Comuni della provincia di Reggio, compreso ovviamente tl capoluogo, sono commissariati. La quasi totalità presentano problemi gravi di natura economica e sono in pre dissesto o, in alcun casi, in dissesto conclamato. Ovviamente ciò determina un impatto importante anche sul settore sociale. In particolare alcuni servizi essenziali (quali ad esempio il trasporto disabili) sono stati ridotti ed in alcuni casi tagliati. Ciò che manca totalmente sono i servizi di prossimità, di prevenzione, i servizi in favore degli stranieri, delle donne in difficoltà, dei migranti e dei rom. Anche l’intervento sulle povertà è da considerarsi totalmente inconsistente”;
a parere degli interroganti seppur nella positività del giudizio sull’intervento dello Stato nello scioglimento dell’amministrazione comunale, in termini di una gestione trasparente delle risorse, il bilancio di previsione del Comune per il triennio 2012-2014, redatto dai commissari e pubblicato nel dicembre 2012, prevede un aumento delle tasse e una riduzione della spesa per far fronte a un enorme disavanzo, con ripercussioni negative sulle risorse a favore delle politiche sociali, registrando una diminuzione di quelle previste per i servizi di asili nido, servizi per l’infanzia e per i minori;
l’investimento per asili nido, servizi per l’infanzia e minori ha segnato un valore previsionale di circa 1.352.000 euro nel 2012, con una variazione negativa pari a circa il 28 per cento rispetto al 2011, mentre l’aumento delle tasse locali risulta pari al 72 per cento;
dalla ricognizione sulle risorse stanziate tramite le informazioni disponibili su “OpenCoesione” (il portale del Governo dedicato at monitoraggio dell’attuazione degli investimenti nel settore della coesione territoriate da parte di Regioni e amministrazioni centrati detto Stato per it periodo 2007 -2013) e dall’analisi condotta da “ActionAid” emerge, relativamente ai dati disaggregati sulla destinazione dei fondi, che il Comune di Reggio Calabria ha stanziato nel periodo risorse per un totale di 893 milioni di euro, di cui 11,413 milioni, appena 1’1,28 per cento del totale, nei settori di intervento per infanzia e anziani; tali fondi sono stati impiegati per lo più sotto forma di contributi alla persona (voucher), incentivi alle imprese e acquisto di beni e servizi;
all’iniziale avviso di apertura delle graduatorie di iscrizione alle scuole d’infanzia comunali per Reggio Calabria per l’anno scolastico 2014/2015, dove in modo irrispettoso si portava a conoscenza che i bambini con disabilita non avrebbero potuto essere accolti per l’impossibilità di nominare personale specializzato (insegnanti di sostegno), è stata introdotta una rettifica diretta a subordinare al favorevole esito del controllo centrale sulle dotazioni organiche e sul reclutamento di personale da parte della commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali ai sensi dell’art. 243 del decreto legislativo n. 267 del 2000, fatta salva comunque la verifica del rispetto del patto di stabilità per l’anno 2013, le assunzioni di eventuali insegnanti supplenti sul posto ordinario e di sostegno;
considerato che:
le raccomandazioni del Consiglio europeo del 10 luglio 2012 all’Italia contengono l’indicazione di implementare azioni ulteriori in materia di strutture per l’infanzia e per l’assistenza agli anziani;
documenti istituzionali di orientamento strategico sulla gestione delle risorse per la coesione, a livello sia nazionale che regionale, riconoscono l’importanza di investire nei servizi all’infanzia per favorire in particolare l’occupazione femminile; ad esempio, nel quadro strategico nazionale 2007 -2013 (tramite il quale l’Italia ha presentato all’Unione europea la sua strategia di gestione delle risorse a disposizione all’interno della politica di coesione), si afferma che la «riduzione del tasso di occupazione femminile si può collegare allo scoraggiamento dell’offerta in particolare nel Sud, dove al citato calo dell’occupazione si aggiungono differenze strutturali, dovute ad esempio alla minore presenza di servizi di cura»; nel programma operativo della Regione Calabria (relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale 2007-2013) pure si afferma in materia che «Particolarmente critico si presenta il quadro relativamente
agli asili nido: la percentuale dei comuni che hanno attivato il servizio in Calabria è molto inferiore al valore medio del Mezzogiorno (rispettivamente 5,6% e 16,6%) ed alla media nazionale (30,5%); mentre il tasso di utilizzo di tali strutture (percentuale di bambini in eta tra zero e tre anni che hanno usufruito del servizio di asilo nido sul totale della popolazione in eta tra zero e tre anni) raggiunge in Calabria 1’1,2% a fronte del 3,4% del Mezzogiorno e 9,1% dell’Italia. Secondo l’indagine campionaria sulle nascite condotta dall’ISTAT nel 2005 la domanda potenziale di servizi socio-educativi per la prima infanzia espressa delle madri lavoratrici, con particolare riferimento ai bambini nella fascia di eta 1-2 anni, è alta»;
i giudici della Corte costituzionale il 26 febbraio 2010 hanno sancito nella sentenza n. 80 che «il diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto fondamentale. La fruizione di tale diritto è assicurata, in particolare, attraverso “misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicaps la frequenza degli istituti d’istruzione”»; e, ancora, in riferimento ad ipotetici “tetti” agli organici di sostegno hanno sentenziato che «Le disposizioni censurate che prevedono, da un lato, un limite massimo nella determinazione del numero degli insegnanti di sostegno e, dall’altro, l’eliminazione della citata possibilità di assumerli in deroga, si pongono in contrasto con il riportato quadro normativo internazionale, costituzionale e ordinario, nonché con la consolidata giurisprudenza di questa Corte a protezione dei disabili fin qui richiamata»,
si chiede di sapere:
quali iniziative intendano intraprendere i Ministri in indirizzo, per quanto di propria competenza, al fine di accertare la gravità della situazione, in considerazione dell’elevata compromissione, a giudizio degli interroganti, dei diritti costituzionali dei cittadini calabresi in genere, e reggini in particolare, con riferimento all’azzeramento dei pubblici servizi alla prima infanzia;
quali iniziative intendano porre in essere, nei limiti delle proprie attribuzioni, per concretizzare la coerenza della volontà di investire in servizi all’infanzia, contenuta nel piano di azione coesione lanciato dal Ministro pro tempore Barca nel novembre 2011, al fine di migliorare l’offerta di asili nido per le regioni dell’obiettivo convergenza conformemente agli obiettivi fissati nell’ambito dell’Unione europea.

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