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Caso Fallara, la requisitoria del pm Ombra: ''Scopelliti sapeva tutto e i Revisori hanno scritto il falso''

13 Febbraio 2014
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 7 minuti
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scopelliticedir27mag

di Claudio Labate – ‘’Chiedo che venga dichiarata la responsabilità di tutti gli imputati per i reati ascritti’’. Comincia così, dopo 5 ore e mezza

circa di discussione, la richiesta delle pene che il pm Sara Ombra chiede al Tribunale presieduto dal giudice Olga Tarzia, a conclusione del processo che prende le mosse dal cosiddetto ‘’caso Fallara’’, che vede imputati, il governatore della Calabria, allora sindaco, Giuseppe Scopelliti, e i tre Revisori dei conti dell’epoca (Carmelo Stracuzzi, Domenico D’Amico e Ruggero De Medici) di Palazzo san Giorgio, accusati di falso ideologico e, solo l’ex primo cittadino, di abuso d’ufficio.

E sono richieste pesanti: per l’allora sindaco Giuseppe Scopelliti, ‘’ritenuta la continuazione dei reati ascritti’’, 5 di reclusione, e per il Collegio dei revisori 4. Insieme all’interdizione dai pubblici uffici.
Il tutto, come detto, al termine di una requisitoria articolata e puntuale, tanto dal punto di vista dell’esposizione cronologica dei fatti, quanto da quello dei riferimenti giurisprudenziali. Dando così vita ad una discussione ‘’logica’’, come sottolinea più volte il pm, tendente a dimostrare non solo la fragilità della difesa personale resa nella deposizione dal governatore Scopelliti (‘’Non sapevo cosa firmavo, sulla mia scrivania arrivavano 50 atti al giorno…’’, ndr), ma anche a smascherare quello che la stessa Sara Ombra chiama, forse per la prima volta con il carico di significati che questa parola porta con se, ‘’sistema’’ vigente a Palazzo San Giorgio. Un ‘’sistema ad personam’’ quando è chiamata in causa l’ex dirigente del settore Finanze Orsola Fallara, morta suicida; che diventa un ‘’sistema omertoso’’, palesatosi per il pm nelle testimonianze rese in tribunale, quando tutti gli assessori che hanno sfilato sul banco dei testimoni hanno dichiarato di non essersi accorti di nulla, che la colpa è dei dirigenti perché l’organo politico dà solo gli indirizzi: ‘’I Bilanci approvati – dice il pm riferendosi agli anni 2006/07/08/09 – contenevano falsità macroscopiche, e tutti lo sapevano. Ma oggi nessuno lo sa. Qui sono venuti a sedersi medici, avvocati, direttori sanitari, etc… e comunque tutta gente da sempre in politica. Mi chiedo, perché mai decidono di dismettere la propria capacità critica nel momento in cui vanno a formare atti pubblici importanti come il Bilancio?’’ Quest’ultimo, invece, per l’accusa, è certamente un atto del Consiglio Comunale che lo vota, ‘’ma la sua approvazione – argomenta il pm – è frutto di un errore di valutazione del Consiglio perché tratto in inganno dalla giunta. La contestazione è rivolta ai soggetti che avevano consapevolezza di quello che succedeva sia dal punto di vista sostanziale che da quello numerico. E i Revisori dei conti hanno totalmente omesso una serie di controlli, dicendo il falso nelle loro relazioni’’.
Insomma, per dirla con Sara Ombra, ‘’il caso è proprio chiaro’’ e in questo processo non si è parlato solo di numeri e cifre, ma di ‘’dieci anni passati e di dieci anni futuri’’, perché quelli passati saranno scontati in quelli futuri. Il pubblico ministero, apparso determinato e inflessibile, ci mette anche del suo nell’esposizione minuziosa dei fatti. E lo si capisce anche dalla incisiva premessa che precede la richiesta di pena per gli imputati: ‘’Una volta ho assistito ad una lezione di Diritto penale che mi è rimasta impressa sull’art. 133. Diceva il professore che gli operatori del diritto lo dimenticano costantemente e che bisognava leggerlo ogni giorno per capirlo e per applicarlo veramente. Io me lo sono riletto. Ci sono tutti gli elementi, il fatto è grave, il fatto è gravissimo. La gravità del fatto, l’intensità del dolo sono elementi che devono essere valutati, che mi inducono a chiedere che non vengano assolutamente applicate le circostanze attenuanti generiche e che la pena non si attesti assolutamente sul minimo’’.

Il colpo di scena

Pronti via e il Processo conosce il suo forse vero colpo di scena. L’obiettivo delle difese è il giudice Olga Tarzia. A turno, gli avvocati Giuffrè e Labate, fanno notare che sulla scorta dei contenuti di un articolo apparso sul web in cui si dice che il marito dello stesso giudice sarebbe stato nominato alla guida di un non precisato dipartimento dell’Asp nella locride , che sarebbe il caso di ”chiarire” la questione in merito ad una ricusazione che però gli stessi dicono di non voler richiedere, visto che la nomina proverrebbe dagli uffici regionali per il tramite dell’Asp reggina. Il giudice mostra di non accusare il colpo, e dopo neanche dieci minuti di ”riflessione” ritiene che non ci siano motivi per astenersi dal futuro giudizio.

Le ammonizioni della Corte dei Conti

Il pm Ombra sceglie una lunghissima premessa per affrontare la requisitoria nel suo complesso. Una premessa che gli servirà per dimostrare che Scopelliti sapeva nei ”minimi dettagli” delle condizioni in cui versava l’Ente, perché in sostanza il dissesto, che recentemente è stato invocato dalla Corte, era in realtà esistente già tra il 2006 e il 2008. Le delibere risalenti a quell’epoca, secondo il pm, sono state sistematicamente snobbate nel corso del dibattimento, solo perché all’epoca la Corte non aveva la facoltà e gli strumenti per intervenire in maniera radicale. Il controllo fino al 2011 era infatti di tipo collaborativo, in special modo riguardo agli enti locali. Solo col decreto legislativo 149/2011 la Corte ha potuto disporre di un potere più invasivo con la possibilità di fare accertamenti e deliberare eventuali procedure di dissesto. Ed infatti appena è stato possibile la Corte ha invitato l’Ente a dichiaro.
Ma quelle delibere, che il pm definisce ”allarmanti”, non erano altro che richieste di chiarimenti recapitate ai Revisori dei conti e al primo cittadino: ”Quelle delibere arrivavano al sindaco, se ne discuteva in Consiglio, dove probabilmente ci si girava dall’altra parte perché faceva comodo”. Insomma, ”il sindaco conosceva benissimo quelle carte, ed era a conoscenza di quello che stava accadendo”.
La lunga premessa servirà al Pm anche per consolidare la credibilità dei due grandi accusatori del ”Modello Reggio”, Demetrio Naccari Carlizzi e Sebi Romeo, le cui deposizioni saranno per il pm troppo facilmente derubricate a semplici e ”pretestuose argomentazioni di oppositori politici”. Sara Ombra invece carte alla mano dimostra che gli allarmi lanciati in tempi non sospetti dall’opposizione saranno ripresi dopo la Corte dei Conti, che dichiarerà il dissesto.

La dirigente che godeva di una straordinaria fiducia

Nonostante quello che accadeva e che il sindaco sapeva, argomenta il pm, c’era una dirigente che godeva di una assoluta e straordinaria fiducia. Ma perché? – si domanda retoricamente Sara Ombra elencando tutti i difetti politici e caratteriali che tutti i testimoni hanno messo in evidenza nel corso delle loro deposizioni. ”Sono convinta che avesse la piena fiducia – dice – perché da buon dirigente attuava bene gli indirizzi della politica”.
”Nel 2002 – continua Sara Ombra – colei che è diventata il fulcro dell’amministrazione è stata nominata dirigente alle Finanze da Scopelliti senza procedura di evidenza pubblica e senza titoli. E solo in virtù del suo rapporto privilegiato con il sindaco riuscì a ritagliarsi un ruolo politico. Addirittura leggeva le mozioni in aula e tutti dicevano: è lei l’assessore al Bilancio”. In virtù di questa premessa il pm si domanda però chi aveva interesse a mistificare i bilanci e chi ne avesse tratto vantaggio: ”Naturalmente – prosegue – l’organo politico e il sindaco. E’ lui l’eletto, che ha scelto la Fallara quale suo braccio destro, tanto da consentirgli una serie di abusi all’interno del suo ufficio. Ma è impensabile credere che Orsola Fallara abbia fatto tutto nelle sue segrete stanze: e che l’organo tecnico si sia limitato a tradurre in numeri ciò che disponeva l’organo politico”.
Ma quel rapporto era talmente intenso da consentire alla Fallara di prendersi il carico di rappresentare l’ente in Commissione tributaria, in barba alla tanto sbandierata operazione risparmio. Per il Pm la deposizione resa da Scopelliti sul fatto è palesemente falsa. Intanto perché in base allo Statuto è il sindaco che delega la rappresentanza legale dell’Ente ai dirigenti in base al principio della onnicomprensività (gratis, ndr), e a professionisti esterni con ordinanze di incarico. Ecco, per la Fallara furono utilizzati solo ordini di incarico. Insomma ”Scopelliti sapeva che il contenzioso tributario era competenza del dirigente alle finanze, eppure firmava ordini di incarico”. Dunque la tesi della ”prassi” abusata nel corso del dibattimento non regge per il pm che fa notare come nel periodo di reggenza del Comune di Giuseppe Raffa, di fronte alla questione, si insinuò un dubbio che portò ad approfondire la cosa con l’acquisizione di vari pareri.

Le macroscopiche falsità del Bilancio e il ”Servizio per conto terzi” usato per tutto

”Non si può metter in dubbio il buco del Bilancio, e gli imputati ne sono tutti coinvolti”. Anche quando affronta il capitolo relativo ai Bilanci falsati, Sara Ombra non tralascia di ricordare le responsabilità degli imputati, ognuno per la propria parte e competenza. Il pm ricorda che la situazione è emersa in tutta la sua tragicità solo dopo l’ispezione ordinata dagli uffici della Procura e dal Mef, che fanno il paio con le delibere della Corte dei conti. Ed il quadro delle irregolarità che ne esce ”è enorme”: anomalia nella gestione di cassa, omesso versamento ritenute fiscali; gestione residui inadeguata; esposizione eccessiva con le società miste etc… ”La scelta di fondo che sta dietro le irregolarità è: sovrastimare le entrate e camuffare le spese in modo da non farle comparire” dice il pm sottolineando che ”ogni singola falsità in Bilancio dimostra la consapevolezza degli imputati”.
Riguardo al ”Servizio per conto terzi” definita come una parte neutra del bilancio, in cui ad ogni entrata deve corrispondere una eguale uscita, il pm ne è sicuro: ”E’ stato usato per tutto, la dimensione delle spese che vi transitavano era nell’ordine del 5 – 10%, arrivato fino al 40%, dell’intero Bilancio”. Vi hanno trovato spazio, tra gli altri, anche le società miste, i mandati a favore dell’Enel, quelli dei contributi in favore di alcuni istituti religiosi (tantissimi). Per il Pm Scopelliti sapeva, perché ”era lui che li autorizzava”.

I ”falsi” del Collegio dei Revisori

Il pm non è stata tenera neanche con il Collegio dei Revisori: ”Dovevano fare quello che non hanno fatto, collaborare con la Corte e controllare. Ma per loro ogni Bilancio era perfetto”. Sono diverse le contestazioni portate in aula da Sara Ombra che ha voluto chiarire un punto: ”Qui non si contestano i controlli fatti e omessi, ma il fatto di aver scritto cose false nelle loro relazioni”. Ci si riferisce in questo caso al riaccertamento dei residui chiesto più volte dalla Corte, secondo il pm mai eseguito veramente: ”Riaccertamento non significa riportarli da un Bilancio all’altro. Parlano di campionamento, ma con quali criteri l’hanno fatto? La verità è che non l’hanno fatto altrimenti non avrebbero potuto scrivere quello che hanno scritto” tuona la Ombra che ricorda come manchi all’appello anche il Piano di revisione.

 

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