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    Il potere della conoscenza: Roberto Saviano e Federico Cafiero De Raho a Tabularasa

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    di Josephine Condemi  – (foto Antonio Sollazzo) – “Questa serata è in piazza, per comunicare la condivisione degli spazi. In certe piazze, meglio non pronunciare

    alcuni nomi, lasciar correre. Invece bisogna parlare, anche a chi non è qui, a chi guarda con fare infastidito, e considera riflettere su questi temi insopportabile, noioso, una vetrina. Condividere, starci qui ha un significato preziosissimo”: Roberto Saviano inaugura Tabularasa puntando sul potere della parola pronunciata nello spazio pubblico. “Mi rendo conto che chi vive a Reggio Calabria non ne può più di sentirsi associare ai problemi criminali ma c’è un errore nella percezione: parlando del buio si cerca che la luce fatta di talenti e risorse possa riprendersi il proprio spazio. E’ un tranello credere che raccontare le contraddizioni, o parlare del potere incredibilmente permeabile delle ‘ndrine, sia un modo per diffamare il territorio: al contrario, è un modo per ridargli uno spazio. Credo che ci sia un meccanismo che isola una parte di società sana rendendola quasi contigua a organizzazioni e imprenditoria criminale: a un certo punto si ha come una sensazione di fastidio. Chi racconta queste cose viene visto come un vanesio, un narciso, uno speculatore che vuole guadagnare, mettersi in vetrina su qualcosa che tutto sommato già si sa. Questa parte della società civile, facendo questo ragionamento assai mediocre, considera che le organizzazioni criminali siano fisiologiche, ma non è collusa: non sopporta di essere identificata con un territorio criminale e quindi vede con disgusto chi ne parla.” Saviano cita Leopardi (“spesso l’umanità non odia il male, non odia chi fa il male, odia chi lo nomina, perché costringe a non poter ignorare conseguenze”) e Alvaro (“la vera disperazione di un paese nasce quando si pensa che vivere onestamente sia inutile”)  per arrivare al punto: “c’è una parte di Reggio che ha un atteggiamento spesso disilluso perché crede che raccontare non serva. Questo è da evitare, condividendo, convincendo che è possibile affrontare temi e imporre priorità. Essere qui in questo momento  ha un significato nazionale e internazionale fortissimo, perché sono i calabresi a contrastare e subire i segmenti criminali che partono da questo territorio e quindi sono i calabresi che possono analizzarli e raccontarli.” Il procuratore Federico Cafiero De Raho ha sottolineato come “dopo un anno dalla sentenza di condanna del clan dei casalesi, con l’uscita del libro ‘Gomorra’ tutti hanno saputo cosa fosse quell’organizzazione, si sono accesi i riflettori. La presenza di Roberto qui è un augurio che Reggio continui a operare e a scendere in piazza sempre, contro l’illegalità di qualunque tipo”. Ma perché ci sia dialogo, occorre anche ascoltarsi. “Il problema è che spesso si è isolati. Immaginate per un attimo se le cose che succedono in Calabria accadessero a Milano o Torino: i quotidiani avrebbero un altro tipo di scaletta, ci sarebbe un’attenzione imperativa che costringerebbe ad una soluzione imperativa” ha affermato Saviano. “Se il territorio è isolato, si parla addosso, ha diffidenza (per cui chi viene da fuori è uno che non sa) per timidezza, isolamento o arroganza, non si va da nessuna parte.  Un territorio che non è raccontato, non esiste. Non c’è il problema. Ma il paradosso è che da qui partono ricchezze criminali che arrivano ovunque. Promettere una luce perenne, nazionale, che illumini sempre, comunicare senza paura è qualcosa che a una parte della politica e del mondo criminale calabrese, terrorizza. Se pensiamo sempre che è cosa loro, che si ammazzano tra di loro, il nostro spazio diventa sempre più piccolo, più invaso. Si inizia a essere stritolati.” “Un paio di giorni dopo avere preso possesso dell’ufficio” ha sottolineato De Raho “c’è stato un atto di intimidazione molto forte a Gioia Tauro nei confronti dell’imprenditore De Masi. In quell’occasione, mi è sembrato di vedere Casal di Principe 20 anni fa, perché non c’è stata subito una reazione, quasi che fosse un episodio di normalità, quasi ci si fosse assuefatti alle condotte violente. Una società non si può abituare a intimidazioni e violenze. Dopo qualche giorno, c’è stata una manifestazione importante intorno all’imprenditore. Bisogna avere la consapevolezza di essere società, consapevolezza dei diritti, capire che in qualsiasi momento colpiscano uno di noi, gli altri si devono fare attorno perché chi resta isolato diventa vittima. Solo uniti si vince.” Saviano ha rincarato: “la legalità non è di destra o di sinistra, viene prima di ogni divisione. Se una parte della città si sente offesa quando si discute del potere ‘ndranghetistico c’è qualcosa che non va. La marginalità della Calabria nasce soprattutto dalla non conoscenza, dal considerarli problemi marginali, da suburra. La conoscenza è avere antidoti, creatività. Dare luce. Una persona che decide di approfondire, sta trasformando se stessa. Magari non lo applicherà, ma saprà come il suo palazzo potrebbe essere stato costruito, capirà perché ha la sensazione che pur mettendo l’anima in quello che fa non riesce mai se non ha una raccomandazione. Conoscere ti permette di essere radicato e di comprendere che non è l’obiettivo finale ma il percorso che ti fa essere diverso.”