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Reggio: Chiude il Top Jazz Festival con la straordinaria Noa

8 Giugno 2009
in Altre
Tempo di lettura: 3 minuti
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Noa

di Grazia Candido (foto di Antonio Sollazzo) – Chiude al “Cilea” la seconda edizione del “Reggio Top Jazz Festival” tra gli applausi

 e i consensi di un pubblico ammaliato dal fascino e dal ritmo della splendida Noa. Un’ultima serata davvero eccezionale che, siglata da un aspettato sold out, premia il team organizzativo dell’Associazione culturale Jonica Onlus ideatrice della kermesse artistica diretta da Paolo Damiani. A scaldare l’atmosfera, il giovane pianista pugliese Livio Minafra con i suoi “contrasti musicali che passano dalla purezza del cristallo al calore e alla forza delle fiamme, contrasti presenti nella vita – dice – che colorano il quotidiano mettendo in risalto le diversità esistenziali”. 

Il suono del pianoforte penetra nell’animo di ogni presente per infondere il messaggio proposto dall’artista convinto che “nel mondo c’è bisogno di follia, di una follia creativa quella che serve per far divertire i bambini. Anche questa – postilla Minafra – è un altro tipo di fiamma vitale”.

L’originalità del giovane artista che suona con le mani pressando a volte anche i tasti del piano con il piede, incuriosisce il pubblico che per la prima volta, ascolta l’unione di varie armonie musicali create non solo dal pianoforte ma dallo strofinio di una busta di plastica, di una pianola elettrica o semplicemente dal rumore stridente di un pupazzo.

“La mia musica senza il vostro spirito non vale nulla per questo, vi dedico il brano Campane per omaggiare tutti i meridionali. E’ un’armonia  che riproduce una specie di sinfonia anarchica di alcuni campanili delle cattedrali del Sud ma non è una musica per privilegiare il mezzogiorno e la sua gente – postilla sorridendo Minafra – ma i suoi prodotti tipici”.

La platea chiede il bis e il giovane intimidito per il successo riscosso dice: “Non posso, lì dietro c’è Noa. Mi vergogno farla attendere”.

Ma l’ovazione è impetuosa e il giovane musicista suona l’ultimo brano “Nella notte di cristallo” per esprimere “l’opprimente sensazione dei ricordi che nella notte ci assalgono e tutto ci sembra intramontabile ma alla fine – conclude il pianista – scompare quel senso di soggezione e s’impone la dolcezza del sonno”.

Dopo questa piacevole parentesi, il palcoscenico è tutto di Noa che, avvolta in un casto abito bianco e a piedi scalzi, inizia l’incantevole viaggio alla scoperta delle sue radici. La sua voce intensa e sentimentale si fonde con il ritmo degli strumenti e proprio insieme al suono delle chitarre, delle tastiere, del basso elettrico, della batteria e delle percussioni si snoda l’ultimo suo lavoro discografico che oltre a perlustrare le sue origini diffonde quel forte senso di pace e di unione capace di abbattere le difficoltà di ogni idioma, ogni limite umano e geografico.

“Cari amici, scusate se il mio italiano non è buono. Questa sera vi presento il mio nuovo album “Genes and Jeans” alla scoperta delle radici della mia famiglia – afferma l’artista israeliana – E’ un viaggio per comprendere la mia identità nelle tre lingue, nelle tre culture diverse dello Yemen, Israele, America, da me esplorate attraverso le varie armonie. Le canzoni sono un esempio della fusione di questi patrimoni di conoscenze che ho voluto riprendere per farle apprezzare dal mondo”.

Noa trascina il suo pubblico coinvolgendolo in ogni brano, canta, balla e oltre a suonare le percussioni si cimenta in un’originale musica etnica percuotendo un contenitore di olio accompagnata dal musicista Gadi.

Il viaggio sta per volgere al termine ma non può finire senza un inno all’amore scelto

dall’artista per infondere al popolo dello Stretto la speranza e la possibilità di creare un mondo migliore senza più contraddizioni, sofferenze, barriere e confini.

 

 

 

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