
E’ il 18 novembre 1989, le ore 19:15 circa. Bergamini si trova con la sua Maserati vicino al casello autostradale di Roseto Capo Spulico, Provincia di Cosenza, presso una piazzola di sosta insieme alla fidanzata Isabella I., di Rende (Cs), vent’anni. E’ in questo scenario spaziale e temporale che si consuma la sua fine: il giocatore del Cosenza, dopo essere sceso dall’auto, secondo la ricostruzione della fidanzata, si sarebbe suicidato buttandosi di proposito sotto un camion in arrivo guidato da Raffaele Pisano, 50 anni. Eccoli i protagonisti di questa triste storia: il giocatore, la fidanzata, l’autotrasportatore. Subito dopo “l’incidente”, Pisano racconta ai carabinieri (dal libro di Carlo Petrini “Il calciatore suicidato”, Kaos Edizioni”): “Mi si è buttato sotto la ruota anteriore destra e l’ho trascinato per una cinquantina di metri”. Mentre Isabella I. racconta ai militi: “Pomeriggio mi ha chiesto di vederci per essere accompagnato a Taranto perché voleva andare via dall’Italia. Poco dopo il casello di Roseto, ha fermato la Maserati in uno spiazzo in quanto io cercavo di farlo desistere dalla decisione di andarcene da Cosenza. Sceso dall’auto, ha prima tentato di chiedere dei passaggi ad alcuni automobilisti in transito, poi si è volutamente gettato a pesce sotto un camion proveniente da Taranto. Dopo il fatto, mi sono recata a Roseto Marina con la Maserati per telefonare e riferire l’accaduto”.
Ma molti elementi non quadrano sia nelle deposizioni dei soggetti ai carabinieri sia nella primissima procedura d’indagine: Pisano dice ai Cc che Isabella I. si reca a Roseto grazie al passaggio di un automobilista, mentre lei afferma di esserci andata con la Maserati di Bergamini. Successivamente si scoprirà che Isabella I. era stata accompagnata a Roseto da un passante, di cui, tuttavia, non si è mai risaliti all’identificazione, con la Maserati del suo fidanzato. Il dottore Michele De Marco, giunto sul posto per analizzare il cadavere, constata lo schiacciamento dell’addome e lo sfondamento toracico (la perizia poi escluderà lo sfondamento del torace). Né la Maserati, venduta a Bergamini poche settimane prima, secondo la Questura di Cosenza, da Franco Sprovieri, legato al boss della ‘ndrangheta cosentina Antonio Paese, né il camion di Pisano, addirittura lasciato in facoltà d’uso all’autotrasportatore, vengono ispezionati. Ottavio Abbate, sostituto procuratore del Tribunale di Castrovillari (Cs), non dà alcun ordine per l’esecuzione dell’autopsia dato che, secondo lui, la causa di morte era certa: suicidio. I giocatori del Cosenza non ci credono minimamente, anche se non offrono contributi significativi per fare luce sulla vicenda. E poi cosa hanno fatto dalle 16,30 fino alle 19 circa, secondo la ricostruzione di Isabella I., i due fidanzati nello spiazzale? Cominciano a circolare le prime voci sul coinvolgimento della malavita e sul Totonero. Pochi giorni dopo la morte, il Ds del Cosenza Roberto Ranzani riporta le scarpe di Bergamini ai genitori: nonostante quella sera piovesse, esse sono prive di fango e praticamente integre.
La perizia sulla dinamica dell’investimento, effettuata ad inizio dicembre, segna punti decisivi: il corpo non ha subito trascinamenti, poteva essere visibile almeno da 60 mt ed è stato travolto “solo parzialmente e solo nella fase terminale del percorso”. Inoltre, non si escludeva il fatto che il corpo potesse essere stato schiacciato mentre era già sdraiato a terra.
Il 4 gennaio 1990 viene finalmente disposta l’autopsia sul cadavere di Bergamini su pressione dei legali della famiglia. Essa smentisce le tesi del travolgimento-trascinamento del corpo, dando credibilità all’ipotesi del cadavere schiacciato dal peso del camion.
“A Cosenza” – scrive Petrini – “era voce corrente che vari calciatori rossoblù – compreso il centrocampista Donato Bergamini – frequentassero i boss della ‘ndrangheta cosentina, che partecipassero a feste e a battute di pesca al largo della costa, e che alcuni giocassero d’azzardo nelle bische della zona”. Forse in riferimento a ciò, cinque giorni prima di morire, Bergamini riceve una strana telefonata, confermata dal padre e dalla sorella al magistrato il 2 dicembre, a cui reagisce diventando paonazzo e sconvolto.
Infine, il 4 luglio 1991, Raffaele Pisano viene assolto dall’accusa di omicidio colposo “per non aver commesso il fatto”, sentenza confermata in Cassazione.
Il 29 giugno 2011 la procura di Castrovillari riapre ufficialmente le indagini sul caso Bergamini. Una settimana fa, esattamente il 22 febbraio, dopo alcune indiscrezioni apparse sui giornali, i Ris di Messina hanno depositato la loro perizia alla procura arrivando ad un risultato sconcertante: Bergamini era già morto quando è stato travolto; da simulazioni effettuate, inoltre, si confermerebbe l’assenza di trascinamento del corpo in quanto esso ne sarebbe uscito malconcio, cosa non avvenuta, così come sarebbero andate distrutte scarpe, catenina e orologio, allo stato attuale, invece, praticamente nuove. L’ipotesi è quella di omicidio volontario.
“Il calcio” – ha scritto Petrini nel suo “Il calciatore suicidato” – è un mondo dove la verità è proibita, l’omertà è un obbligo e l’ipocrisia è una necessità”.
Chissà se stavolta, invece, potrà essere violato il proibizionismo della verità, tanto agognata da più di vent’anni dai familiari di Donato Bergamini.




