ROMA – C’è un elemento che, più di ogni altro, ha accompagnato la creatività umana fin dagli albori della civiltà, scandendo rituali, definendo identità e raccontando le trasformazioni sociali: il cibo. A celebrare questo legame indissolubile sarà l’attesissima mostra “Food. Il gusto nell’arte”, che aprirà ufficialmente i battenti il 17 ottobre 2026 nella splendida cornice del Chiostro del Bramante, nel cuore di Roma.
Curata da Suzanne Landau e prodotta e organizzata da DART – Chiostro del Bramante, l’esposizione si preannuncia come uno degli eventi culturali più rilevanti e immersivi della stagione capitolina. Non una semplice rassegna tematica, ma un vero e proprio viaggio che attraversa secoli e continenti per esplorare la nutrizione sotto ogni sua sfaccettatura: immagine, materia, memoria e, soprattutto, specchio vibrante della nostra società.
Il cibo come linguaggio dell’arte: il concept espositivo
Il progetto curatoriale di Suzanne Landau nasce da una profonda riflessione storico-sociologica. Il cibo viene spogliato della sua esclusiva valenza di “elemento quotidiano” per essere elevato a simbolo chiave per decodificare il rapporto tra l’individuo e la comunità, tra l’incontaminato mondo della natura e l’artificio della cultura. In mostra andrà in scena la dicotomia tra ciò che è destinato a mutare (e deperire) e ciò che permane nella memoria collettiva.
Da soggetto a “materia viva”: un percorso multisensoriale
Ottimizzata per coinvolgere attivamente lo spettatore, la mostra evidenzia il radicale passaggio del cibo da semplice soggetto rappresentato (nelle tele classiche) a materia viva e pulsante dell’opera d’arte contemporanea. L’allestimento richiederà un coinvolgimento diretto del pubblico basato su esperienza, percezione e relazione.
Il percorso espositivo si svilupperà attraverso nuclei tematici accuratamente definiti, che metteranno in dialogo linguaggi apparentemente lontanissimi:
La Natura Morta: l’origine della rappresentazione pittorica del cibo.
Il Corpo: l’interiorizzazione fisica e l’impatto sulla fisiologia umana.
La Tavola e la Cucina: i luoghi deputati alla convivialità e alla preparazione.
La Memoria e il Gioco: gli aspetti ludici e nostalgici legati ai sapori.
Il Design: l’estetica applicata agli strumenti culinari.
Scambi Globali ed Ecologia: l’impatto ambientale, le rotte commerciali e la sostenibilità, temi cruciali della nostra epoca.
Il Cinema: la Settima Arte e la sua narrazione visiva del pasto.
In questa ricchissima stratificazione, le opere spazieranno dal Cinquecento fino alle ricerche più audaci della contemporaneità, affiancando i maestri del passato alle grandi e immersive installazioni dei giorni nostri.
Restauri inediti e partnership d’eccellenza
Un valore aggiunto inestimabile per la mostra “Food. Il gusto nell’arte” è rappresentato dalla straordinaria rete di collaborazioni istituzionali tessuta per l’occasione.
Un plauso particolare va all’esposizione di 17 opere appositamente restaurate provenienti dalle Ville e Residenze monumentali fiorentine, specificamente dalla Villa Medicea di Poggio a Caiano, che permetteranno al pubblico di ammirare capolavori altrimenti celati. Ad arricchire la sezione dedicata alla tavola interverrà la Fondazione Museo Archivio Richard Ginori della Manifattura di Doccia, che presterà per l’occasione tre storici e preziosissimi servizi da tavola.
L’esclusività dell’evento è ribadita dal prestigioso network di realtà museali e accademiche coinvolte nel progetto. Tra i partner figurano:
Fondazione Brescia Musei
Gallerie Nazionali Barberini Corsini
Galleria Borghese
Garum – Biblioteca e Museo della Cucina
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Coldiretti
Dal 17 ottobre 2026, il Chiostro del Bramante si trasformerà dunque in un grande spazio di incontro interdisciplinare. “Food. Il gusto nell’arte” non sarà solo una mostra da guardare, ma un’esperienza sociologica e culturale da assaporare in ogni suo dettaglio, confermando Roma come polo d’attrazione globale per le narrazioni artistiche più innovative.






