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Reggio Calabria – L’Orchestraccia pronta a stregare il Cilea. Conidi e Di Pietro: “Sarà un live indimenticabile”

26 Aprile 2023
in CALABRIA-SICILIA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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di Grazia Candido – Un incredibile viaggio melodico tra canti e versi per riscoprire le tradizioni romane. Grande attesa per il concerto de “L’Orchestraccia” in programma mercoledì 26 Aprile, al teatro “Francesco Cilea”, altro evento di punta del rinomato cartellone artistico dell’Oda di Peppe Piromalli.

Insieme a due dei protagonisti della nota band, Raffaello Di Pietro (classe ’66, nato a Reggio Calabria, vanta un’intensa collaborazione col Tenore Andrea Bocelli, scrive testi e collabora per tanti artisti nazionali ed internazionali) e Marco Conidi (classe ’66, romano doc, uno dei migliori attori della storia del cinema, cantautore con alle spalle un’importante discografia), cerchiamo di conoscere in anteprima, qualcosa sul live dell’ensemble di attori e musicisti che si rifà alla canzone romanesca.
Per la prima volta, calcherete il palco del “Cilea”, cosa avete in programma?
Raffaello: “Pensa che non ho mai cantato al Cilea, da bambino andavo a vedere gli spettacoli ed effettivamente, mercoledì sera, sarà la mia prima volta. La scaletta prevede molte canzoni romane, tra le più note e cantate da grandi e bambini, come “Tanto pè cantà”, “La società dei Magnaccioni”, “Lella” di Edoardo De Angelis ma anche, brani nostri come “Calabrisella” nella versione rinnovata dell’Orchestraccia, “E cantava le canzoni” di Rino Gaetano, un brano che rappresenta me e tutti coloro che sono andati via dalla propria terra, l’inno ufficiale della “Reggina” e tanto altro ancora. E’ un live molto forte, non solo per gli arrangiamenti ed i testi ma, per la storia: è una commedia-spettacolo dove tutti gli artisti pensano di essere in un carcere per scontare una pena e all’improvviso, si ritrovano nel backstage di un teatro dove cantano e si raccontano”.
Marco: “E’ uno spettacolo molto divertente, una formula nuova che unisce la canzone al teatro, alle risate. Il pubblico farà parte di una cosa che non ha mai visto e insieme a noi, si muoverà in quelle tradizioni che ci uniscono, ci rendono più forti, ci identificano”.
Come nasce l’idea di riprendere il folk-rock in salsa romanesca con la formula del concerto-spettacolo tra intrattenimento e memoria, impegno e modernità.
Marco: “Parlavamo di teatro, di quanto fosse bello avere una memoria collettiva e di come questa unisce l’Italia. Nel live facciamo omaggi alle Regioni portando testi antichi ma, assolutamente attuali. Sciascia per esempio, ha affrontato i problemi della sua terra, la Sicilia, la prepotenza e l’arroganza che abbiamo ancora oggi, Belli e Pavese parlavano d’amore, del grande spettacolo della vita che dovrebbe essere un punto in comune tra tutti gli esseri umani. Prendendo ad esempio questi grandi, abbiamo dimostrato che il folk italiano è assolutamente attuale come i loro testi. E poi, volevo che lo spettatore non vedesse solo la rappresentazione teatrale o un concerto ma, avesse dei momenti emozionanti. E’ sicuramente, una sfida quella che proponiamo, ma ci divertiamo molto”.
Raffaello: “La canzone romana era rimasta relegata ad interpreti che eseguivano stornelli e, a differenza della musica napoletana, non c’era una tradizione consolidata. L’idea riuscitissima dell’Orchestraccia è stata quella di sporcare e rimodernare il tutto sotto una chiave ritmica”.

C’è un brano irrinunciabile in scaletta?
Raffaello: “Lella”, la canzone più moderna di tutte. A differenza di brani che rimangono catalogati nel popolare, questo è più cantautoriale e sta avendo una nuova giovinezza”.
Marco: “Assolutamente “Lella”, un cavallo di battaglia incredibile. Ci piacerebbe toglierlo dalla scaletta perché vorrebbe dire che non ci sono più femminicidi ma purtroppo, assistiamo quotidianamente a tante storie di violenza che non possiamo rinunciare all’impegno sociale a difesa delle donne”.
Come fanno attori e musicisti a condividere la scena?
Marco: “Dietro c’è una squadra di psichiatri e di veterinari perché i medici non ci accettano più (non smette di ridere Marco dopo questa battuta). Siamo molto amici e ci rispettiamo. In Italia, si pensa che se uno fa un lavoro, non può fare altro ma l’artisticità porta ad avere tante cose insieme. In America, per esempio, tutti suonano uno strumento: Richard Gere, Bruce Willis, Johnny Depp voleva fare la rockstar e poi, è diventato un attore importante. Anche in Italia, abbiamo attori straordinari come Stefano Fresi che suona il pianoforte e canta benissimo, così lo stesso Favino, io faccio il cantante e l’attore e pensa un po’, da ragazzino, due lavori non volevo fare: il cantante e l’attore. Le persone come noi, hanno bisogno di comunicare e di divertire. Questo è il segreto per riuscire a condividere lo stesso spazio”.
Raffaello: “L’Orchestraccia nasce dall’amore per la canzone e il teatro-canzone. Gli inserimenti di attori, musicisti, cantautori non precludono nulla, anzi uniscono e amalgamano meglio il tutto”.
Non avete pensato di inserire una figura femminile?
Raffaello: “Risponde Marco, io sono un ospite”.
Marco: “Tantissime donne hanno cantato con noi: Claudia Gerini, Ilaria Spada, Sabrina Impacciatore, Virginia Raffaele, Carolina Crescentini, Noemi. Pur essendo una band di omaccioni, abbiamo sempre omaggiato il gentil sesso diventando dei veri cavalieri quando vengono a trovarci”.

Porterete un po’ di Roma in riva allo Stretto ma prima di salire sul palco, volete dire qualcosa al direttore artistico Piromalli che vi ha voluto nella sua stagione e soprattutto, al pubblico di Reggio.
Marco: “Sono felice di venire a Reggio Calabria, una città bellissima dove mi sono sempre trovato bene. Tra Roma e Reggio c’è sempre stata una affinità, dal calcio alle persone e questa relazione diventerà ancora più forte domani. Non vediamo l’ora di portare la nostra romanità e omaggiare la musica calabrese. L’Italia è un paese straordinario, le differenze ci aiutano a diventare migliori e a spronarci a cambiare tutto ciò che non va per rendere più bella una terra modellata giornalmente da professionisti come Peppe che credono e amano quello che fanno”.
Raffaello: “Peppe è un reggino che, nonostante tutto, predilige e fa crescere la cultura nazionale anche se il suo sentimentalismo è proteso verso gli artisti locali. E’ un uomo sincero, fa tanto per la sua città e la sua gente e credo, che possiamo solo ammirare la sua caparbietà. Per il futuro, stiamo valutando un progetto da fare insieme con il quale dimostreremo che si può fare squadra se lo si vuole davvero, mettendo da parte sterili invidie e capricci. Ai miei reggini invece, rinnovo il mio affetto anche se sono dovuto andare via da una città alla quale sono legato sentimentalmente ma che, non vi nascondo, negli anni, mi ha fatto soffrire. Nonostante ciò, non puoi non amarla”.

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